NEWS DALL'ALTO DELLA RUPE TARPEA

Chiedo scusa da subito a chi si offenderà per questo post: sono molto cambiata dentro, ho perso tanto ultimamente, anche quell'unico filtro che mi permetteva di trattenermi nell'esprimermi liberamente in ogni circostanza (attenzione a questa parola: CIRCO e STANZA, capirete più avanti).
Si cambia dentro ma anche fuori, questo se si è vivi, vorrei però spiegarne i motivi, a modo mio in questo mio vecchio blog.
Il mio templare cane guida non c'è più qui, in questa realtà che mi sforzo quotidianamente di vivere, più per altri ormai che per me stessa (non sto invecchiando, spiego più avanti perché a volte si lasciano un po' i remi dalla barca). Se n'è andato ed è come se si fosse portato via la chiave del mio cuore! Per fortuna il mio è grande e sano, una delle poche cose sane che mi rimangono, e tra queste i miei nuovi occhi, il mio nuovo cane guida, qui accoccolata vicino a me, quasi sentisse il mio disagio ad aprirmi di nuovo. Aprirmi a chi e a cosa però? Ci ho pensato molto dal 6 agosto scorso, quando Artù se n'è andato. Avevo imparato con lui a camminare di nuovo, al buio! Con lui ho fondato una onlus, senza amici e senza fondi! Un vuoto enorme, che non si riempirà mai. Ma è in questo vuoto che viaggio stavolta, e trovo solo demenzialità, fiction trash e greggi impazziti di condivisori. Penso quindi a ciò che ascolto dalle tv, o dai giornali, in questa pausa domenicale, così fredda che cercherò di scaldarmi con qualcosa di davvero efficace. Ma cosa vuol dire disabilità? E cosa vuol dire farcela? Se do retta ai social, alla stampa e alle tv direi che in fondo non è proprio così difficile, anzi se si vuole si può fare tanto. Ma dalla "buona scuola" alle "buone trasmissioni", fino alle "buone gare" e alle "buone persone", che c'è di così vero da spingermi ad aprirmi? Una realtà di cui ho già parlato tanto, a modo mio, ma se rileggete indietro nel tempo, quante cose ho scritto che oggi sono normali, e all'epoca erano per molti solo il frutto di una poveraccia diventata disabile nel pieno degli anni? Mi odieranno in molti, ci sono abituata, non sono permalosa, e me ne frego di chi parla di me, ascolto solo chi mette qualcosa nel mio frigo vuoto ormai, tutto il resto è gossip di gente annoiata e incapace di vivere la realtà. A me la realtà è arrivata addosso con una mercedes 190, e un'iniezione da fare al mio vecchio cane, il cui cuore era forte quanto il mio, per cui nemmeno 3 infarti gli hanno tolto il respiro. Quando ho perso mia madre mi sono sentita crollare, sprofondare. Con Artù ho sentito staccare una zavorra che mi teneva qui tra voi, mi sono sentita catapultare in alto, come quando sono stata investita. Fuori da questa dimensione, ma mi rendo conto che la mia è di gran lunga più realistica di quella che in molti hanno, senza aver provato questo. Mi riferisco al solito gregge.
Parliamone di disabilità, ma questa è una voce fuori dal coro, seppure roca e anziana, distrutta e inascoltata in primis da me che peggioro con l'udito,  ma è ancora una voce forte, ed ha il suo peso perché prima di una disabilità ho visto pure quello che voi potete solo imaginare. E vi risparmio la solita frase del replicante di Blade Runner, film al momento per soli vedenti italiani, ma con audiodescrizioni in tutte le altre lingue, questo succede in Italia alla fine del 2017! Ma è proprio questo ciò che voglio dire, perché
la disabilità in Italia è diventata un tema da convegno, un mezzo per fondi destinati a un progetto, un cavallo da cavalcare sotto campagne elettorali (eterne in questa nazione), uno scoop per giornalisti quando il disabile fa qualcosa di "strano" per l'immaginario collettivo italiano, così arretrato da denunciare i ciechi che usano iPhone che, è risaputo in tutta Europa, non solo parla con sintesi vocale, ma rappresenta un vero ausilio per chi ha disabilità visive o uditive. In tv o sulla stampa solo fenomeni da baraccone, o storie strappalacrime di chi "ce l'ha fatta". Bene, ma che vuol dire "ce l'ha fatta"?
"Farcela" dopo un incidente o una malattia che cambiano la propria vita, da persona normodotata a persona disabile, significa altro che vincere le paraolimpiadi, fare un film sulla propria vita o condurre una trasmissione tv. Personalmente anch'io, e tantissimi altri, ce l'avremmo fatta alla grande, ma con le assicurazioni e il team di Zanardi, con i genitori di Bebe o di Bocelli, con un passato da "MissItaglia", o se il mio cognome fosse stato Versace. Tutte persone simpatiche, se prese fuori dal tritacarne mediatico, che da di loro un'immagine inesistente, come quasi sempre è inesistente la realtà per questi personaggi. Poco ne sanno loro di Rupe Tarpea, a volte ne ignorano addirittura l'esistenza, e i loro genitori poco vivono il massacro quotidiano di altre famiglie italiane con figli disabili, spesso anche più di uno. Dalla Rupe Tarpea i romani non ci buttavano i disabili, ma i condannati a morte: non è morte civile ciò che accade a un'italiana dopo un incidente? Non è morte fisica d'accordo, ma civile si, quindi poco cambia per la rupe!
Ricordo Paolo Villaggio, un grande Maestro di realtà italiane esposte senza vergogna e con una satira unica, quando fu linciato perché criticò le paraolimpiadi: beh ma che aveva detto di tanto strano e sbagliato, quando affermò che quella manifestazione (miliardaria) ricordava la corte dei miracoli, e che di certo la disabilità è altro, idem lo sport. Inoltre si chiedeva, perché non gareggiare tutti insieme, magari riconoscendo delle diverse modalità di punteggi? Non l'avesse mai detto in questa giurassica caccola di Terra, che ha fondato e governato l'occidente e parte dell'oriente per secoli, chiamata Italia.
Non è ipocrita ed anche un po' perverso assistere a pochi esempi di "poracci", come realmente veniamo chiamati fuori da tv e stampa? Fenomeni che vincono e vengono incensati in tutti i modi, questo anche perché davvero pochi sono i connazionali che si possono permettere di arrivare lì, di pagare personal trainer e centri sportivi! Esempi positivi per gli altri? Non ci crede nessuno. Esempi di sfrutttamento dell'immagine e lucro su temi scottanti, spesso finanziati con fondi pubblici, nazionali ed europei? Ci crediamo quasi tutti noi disabili italiani. Lo sport dovrebbe essere per tutti.
Ero una grande sportiva, dopo un incidente del 2002 non c'è stata una palestra o una piscina a Roma che mi ha consentito l'accesso e l'allenamento: anni di mazzo per mantenersi fighe, buttati nei pregiudizi italioti, quindi per colpa di questi ignoranti, più che per un incidente, i miei 57 anni si vedono e sentono tutti, e questo dispiace se sei una donna che ci teneva. Parlo al passato proprio perché poi, dopo mille rifiuti, con una disabilità che ti nega lo specchio e con tanti fortunati mostri di bravura in tv, un po' si getta la spugna. Come ci rinunciano tanti genitori quando vedono che tutti i centri sportivi li indirizzano nel "centro sportivo per handicappati", e rifiutano il loro figlio, a meno che non gli stiano accanto ogni secondo, o paghino il doppio.
Inclusione, integrazione, autonomia, e tante altre parole, fino a quelle più criticate del "dopo di noi", sembrano ormai solo brand per politici o politicanti. Agli italiani arrivano solo belle notizie sulla disabilità, i portavoce sono quelli citati sopra, nomi famosi, e questo conta in mezzo ai provinciali. Perché l'italiano è provinciale, mi ci metto anch'io con questo mio blog, forse fuori tempo, ma del resto qual'è il tempo che si vive qui? Quello reale non si può vivere, dobbiamo seguire il tempo della politica e quello delle tv. Dovremmo però cercarci un secondo libero, per capire come siamo ridotti, ma in pochi ci riusciamo, perché spesso non lo troviamo più quel secondo per riflettere, impegnati come siamo ormai da social, contatti, connessioni e condivisioni varie. Tutti presi dal condividere, ma condividere la finzione è dittatura, e se non ci si ribella alla dittatura, si segue il gregge (dimensione tranquilla sì ma pericolosissima), e ci si sente a posto con la propria coscienza perché si è scritto di disabilità, o si è messo un disabile in tv, ecco questo è davvero da poracci.
Nel mondo reale, quello che alla fine quasi tutti siamo obbligati a vivere, è tutto diverso, forse per questo a un certo punto ci hanno pure chiamato "diversamente abili".
Anche se non vuoi o non puoi vedere, non manca l'aspetto tattile, per percepire a pelle che fine abbiamo fatto tutti, disabili e non, in questa nazione, che pullula di gente sprovveduta e ignorante, ma tanto contenta di sapere che qualche disabile "ce l'ha fatta".
Ricordate "e sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al Re"? Io allegra lo sono di mio, infatti mi pesa sempre di più la depressione altrui, sempre più dilagante grazie anche a questo sistema di oscuramento della realtà, e grazie al metodo "pastore guida", quello che muove immense masse di greggi inconsapevoli, che però "condividono" e si sentono meno soli, nella gabbia in cui li hanno chiusi a chiave. Quanta solitudine è stata creata con queste finzioni? Quanta rabbia e quanto livore si legge ogni minuto sui social, tanto da scappar via? Sto rimanendo sola, non fisicamente ma intellettualmente, e solo perché non sono depressa, perché sono disabile, perché mi annoia Facebook (voce di gregge e non altro). Comunque, se avessi un passato da missitaglia, sarei comunque più considerata come persona, in una nazione putrooppo ancora abbastanza sessista e, mai mi stacherò di dirlo, cafona.
Dopo un incidente di moto sono diventata una presidente, un'entità indecifrabile ma visibile, ma solo questo però e perché ci ho messo il sangue, il tempo, i soldi e il volontariato, ma dov'è Laura la donna, la compagna, la persona, l'amica?? Tutti spariti o risucchiati. Tutti impauriti!! Dico Laura per dare un nome simbolico a tutti gli altri, perché non sono l'unica a pensarla così alle porte del 2018, che segna già la fine del primo ventennio del terzo millennio! E qui ancora è fantascienza un sottotitolo e un'audiodescrizione su un film, o una donna che vince una gara anche senza gambe, e noi disabili siamo davvero stanchi di queste megagalattiche cazzate da normodotati, visto che per strada e nelle nostre case, la situazione cambia sul serio, ed è inutile dire che cambia in peggio.
Noi disabili paghiamo il canone Rai, forse non tutti lo sanno, ma certe trasmissioni, compresi i vari oroscopi da dementi e tutta questa fiction sulle disabilità, sono pagate con il più alto canone che c'è, estorto dalla bolletta della luce, anche se non si ha reddito, si è ciechi e non è offerta accessibilità. Bisogna essere disabili sì, ma con più di 75 anni per non pagarlo, il fatto è: ma chi ci arriva a quell'età, con una disabilità, in questa nazione così arretrata e volgare, popolata da greggi sempre più superficiali e incapaci di relazionarsi, fuori da un social o una chat, con chi è diverso, a meno che non sia "famoso"? Io pago se devo pagare, ma per cosa?
Quanto è diventato difficile il condividere nella realtà, quanto è invece facile condividere in virtuale: capite che siamo ridotti parecchio male come specie tra gli animali, quei pochi che sopravvivono a tutto ciò che siamo noi? Personalmente, come donna disabile italiana, mi sento in imbarazzo quando parlo con altre persone sparse nel mondo, disabili e non, e mi rendo conto del drammatico vuoto di informazione reale che c'è intorno a me, pur pagando. Questo per dire che non sempre il servizio pubblico fa il suo dovere, come invece si sente a mantra di recente ovunque per una capocciata, e che è facile da morire prendere le parti di qualcuno su un social, e dimenticarselo nella realtà.
E' difficile tutto se si è disabili, e il fatto che si riesca a sopravvivere, anche senza condurre trasmissioni in tv o partecipando con gettoni di presenza a vari eventi, è la vera conquista per tanti cittadini italiani. Ma non è più eroico quel ragazzo che, cacciato via con il suo cane guida da un ristorante, denuncia la cosa affinché per tutti gli altri la legge dello Stato venga applicata? O quella mamma, che ha dovuto lasciare una brillante carriera e che, ogni giorno affronta una guerra atomica solo per portare il figlio disabile a scuola o in palestra? Già il sopravvivere così è da eroi, ma nessuno li considera, anzi al ragazzo viene chiesto di smetterla e di non fare casino, alla mamma ci si avvicina solo per chiedere, con tanto buonismo, se il figlio può partecipare a una festa di compleanno per normo, per il resto è solo gossip e fuggi fuggi.
Ce la fanno le persone che ogni giorno fanno della propria disabilità un trapano per aprire varchi e spazi, in questa precaria capsula brillante, o bolla di sapone, in cui qualcuno vorrebbe chiudere tutti i disabili italiani, e rispettivi familiari. Ce la fa chi ogni giorno affronta il mondo reale al buio, senza taxi pagati con denaro pubblico, o chi lo affronta in carrozzina, in città dove è negato il trasporto pubblico perché privo di pedane o ascensori, o quei genitori che riescono a far vivere ai propri figli disabili, qualcosa di normale, tra il tutto che è negato, o perché inaccessibile, o perché semplicemente razzista. Siamo razzisti, inutile girarci intorno, e purtroppo lo siamo con noi stessi italiani, non con gli stranieri, sicuramente più abituati di noi al diverso. Solo da noi c'è chi dice "sei disabile? stattene a casa", ed anche se non si può dire pubblicamente, è così che spesso ci viene detto, se solo chiediamo di spostare un'auto dalle strisce, o se chiediamo di entrare al ristorante con un cane guida, o di salire su un autobus in carrozzina.
Io non ce l'ho fatta ancora mi sa, e non perché il mio cognome è semplicemente Raffaeli, o perché ho un'età: non si vuole proprio che ce la faccia! Ma io ci provo sempre, e siamo in tantissimi, attenzione, ad essere così determinati, quindi se qualcuno legge qui, metta da parte il circo, perché noi disabili non intendiamo prendere il posto degli animali, che finalmente anche l'Italia ha lasciato liberi da esibizioni e finzioni trash. Se qualcuno si presta a questo, per convenienza o narcisismo, non rappresenta di sicuro la persona disabile italiana, ma solo quegli animali che, per ultimi in Europa, abbiamo per legge tolto dai circuiti circensi. Ce la farò? Non credo, ma mi sto impegnando molto affinché le nuove generazioni, anche se disabili, possano avere un po' di realtà. E vi assicuro che scrivere e portare realtà in questa nazione di buonisti bigotti e volgari, è più difficile senz'altro che spacciare droga o materiale pedopornografico. Perché di nascosto, fuori dal mondo pecoresco e buonista del virtuale, nel mondo reale questo succede: tutti incazzati, strafatti se non di droghe illegali di sicuro di farmaci, e sempre più pedofili (leggere le statistiche del 2016 sugli italiani fa accapponare la pelle, soprattutto il numero dei maschi che non scopano più davvero ma solo davanti a uno schermo o al telefono, quasi sempre con minorenni).
Quindi ce la fa chi ha il pelo sullo stomaco, ed il grande coraggio, di vivere la realtà senza perdersi nelle illusioni dei media e dei social, che a volte illudono di un mondo perfetto, fatto di tanti amici e relazioni, trappole in cui per fortuna, e grazie alla mia esperienza precedente la disabilità, non cadrò mai, ma quanti ci sono cascati, prutroppo!
Se non dovessi farcela, se dovessi andarmene per sempre prima, è scritto qui che ci ho provato anch'io, sfrutto il virtuale per un Taj Mahal personale: criticabile e insopportabile, ma almeno sto fuori dal gregge e rimango ancora in bilico sì, ma non dal fondo, bensì sulla cima della Rupe Tarpea. Mi si spinge continuamente, ma resisto. Sono una topa di metallo per i cinesi, e sono nata quando questa nazione voleva vivere il futuro, con un solo canale in tv, e con tante carrozzine e disabili per strada, non chiusi in casa con uno smartphone. Quindi come tornare indietro, seppur spinta da queste masse belanti, polemiche e pietistiche, illuse di essere avanti solo perché vivono il passato dell'informatica, quali sono i social o una testata online? Aprirmi di nuovo a chi cerca solo errori non è facile, ma lo sto facendo, proprio perchè c'è un'esagerata esposizione di mostri disabili che va fermata.
Sto in cima alla Rupe Tarpea, mi ci ha messa un pirata della strada dal 2002, lui, le assicurazioni e i tribunali, ma se cadrò si sentirà, per ora vivo in questa altalena, tra presidenze e apparenze, e la mia vita difficile di donna italiana disabile non più giovane. Peggio di così in Italia non c'è, anzi si, sono fortunata perché non sono nera e non sono gay: e mi sento un po' sola anche per questo, non rientro in nessun gregge :). Sono solo una che non è morta.
Il mio templare cane guida se n'è andato, nessuno può dire dove, e io qui posso solo evitare di buttare 14 anni del suo straordinario e imparagonabile lavoro: chissà, forse ce l'ho fatta grazie a lui, e ancora non lo so. So per certo che riuscire a rimanere in bilico in cima alla Rupe Tarpea, che non è virtuale, ma c'è sul serio, anche se in forma di metafora, non è facile per niente, soprattutto se, parlando di disabilità, davanti ti passa continuamente uno striscione col nome della campionessa paraolimpica disabile, o senti solo la voce del cantante cieco famoso nel mondo, o il rombo di un motore guidato da un ex campione senza gambe che sta sempre in tv col sorriso a 1000 denti di chi vende panettoni a Natale. Si può cadere giù per un solo attimo di distrazione, e posso dire che lo striscione, la voce del cantante e il rombo del motore, a me che sto in cima, provengono tutti dal basso della rupe, un basso così profondo in cui ci si perde peggio che da ciechi, un vuoto dove non c'è tempo e non c'è spazio per nessuno, a meno che non si voglia lavorare nel circo, quel luogo dove la realtà c'è solo dentro le roulotte.
Tutto buono e tutto bello, oppure tutto brutto e cattivo: dalle tv, dai giornali e dai social questo esce, ci stanno studiando sopra, in particolar modo sugli italiani, che sembra siano i più assuefatti a psicofarmaci, antidepressivi, stimolanti erettili, e roba del genere tra tutti gli europei. In pochi però leggono un libro.
Non viene di pensare: che peccato!? Lo pensano anche quelli che mi danno di tanto in tanto la spintarella per precipitare giù dalla rupe: "che peccato, sta ancora qui". E ci starò per tanto tempo, il mio nuovo cane è molto longeva, ed è stata addestrata da Artù. Artù e Villaggio, due grandi Maestri che oggi mi mancano tanto, nonostante la piccolina, sbudinata qui vicino a me, sia unica e speciale per quanto brava e affettuosa. Che peccato, in molti dovrebbero dirlo anche quando si capisce bene e chiaramente, che l'unica creatura che davvero alla fine comprende e sa affrontare la disabilità di altri, in Italia è un cane! Non è vergognoso mentre si accendono i riflettori sulle fiction circensi, con tendoni in pelle disabile, pagati da disabili chiusi in una stanza? Secondo me si.
Nell'immagine un paracadute in saldi: consiglio dalla cima della rupe, approfittatene :)

DAI BORGIA A GARDALAND

"In Italia, per trenta anni sotto i Borgia, ci sono stati guerra, terrore, criminalità, spargimenti di sangue. Ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo, il Rinascimento. In Svizzera vivevano in amore fraterno, avevano cinquecento anni di pace e democrazia. E cosa hanno prodotto? L’orologio a cucù!". Lo diceva Orson Welles tanto tempo fa, ma oggi non è che sia tanto diverso in Italia. Un esempio: senza l'audiodescrizione, tra noi ciechi si farebbe confusione, se si sentisse un qualsiasi tg, e si seguissero fiction quali "I Borgia" o "1992 e 1993". Sembra non esser cambiato nulla, e se non vedi gli attori in costume e non ricordi tutti i nomi, è difficile distinguere le epoche. Si è vero in Svizzera la tranquillità e il benessere hanno realizzato solo un cucù, ma Orson Welles non poteva immaginare cosa succede in Italia quando ti colpisce la cecità: all'epoca manco lui ci pensava che, tra tanti umani, ci siamo pure noi ciechi, ed anche per questa scarsa considerazione nei nostri confronti, non è che sia cambiato molto, da Orson a oggi. Perché se uno svizzero volesse apprezzare Michelangelo, non avrebbe problemi ad arrivare a Roma, mentre io ne ho tantissimi solo per scendere sotto casa, dove si c'è Michelangelo e il Rinascimento, ma il primo ostacolo potrebbe essere un'auto sulle strisce, o un demente optional di uno smartphone che ti arriva addosso, oppure qualcuno che mi dice "il cane non può entrare", ignaro delle leggi dello Stato Italiano. Inutile continuare con l'elenco: è così difficile tutto qui da noi.
Soprattutto è difficile far capire a molti che, essere ciechi non vuol dire essere tutti uguali: spesso si usa più sensibilità verso le razze dei cani, a cui gli si riconosce una personalità, un'individualità e un carattere da rispettare.
Caos, confusione, frasi e personaggi celebri... ma tutto è fermo a una dittatura. E' una dittatura mentale spesso, parlo da disabile italiana. Ci si vorrebbe tutti uguali, tutti silenziosi nella nostra mini box, quella che ti viene assegnata quando diventi disabile in Italia, ognuna col suo marchio politicamente corretto stampato sopra al cartone, e in molti si affanneranno sempre affinché non si esca da lì. Ho reso l'idea di ciò che succede se oggi vedi e domani non vedi più in questa nazione? Intorno solo personaggi che farebbero impallidire i Borgia, e vivono in un terrificante scenario da pieno Medioevo pur vivendo il terzo millennio. E più che di Medioevo, parlerei di Rupe Tarpea!
Vengono in mente queste cose, quando si ci rende conto quanto si stia indietro in questa nazione, su tanti argomenti inutili da elencare. Con fatica si cerca di abbattere barriere, e di adeguare anche questa nazione al terzo millennio. Poi qualcuno se la prende perché finalmente anche un cane guida, col suo compagno umano cieco o ipovedente, potrà visitare Gardaland, ma non solo, potrà anche accedere a molte attrazioni, cosa proibita fino a nemmeno un anno fa.
Personalmente non amo Gardaland, ma se volessi andarci per far compagnia ad un amico, perché non posso entrare, solo perché ho un cane guida? E perché una volta entrata non posso salire su una giostra con l'amico? Sempre perché sono cieca, e ho "pure" un cane guida? Ma chi lo ha deciso??
Bene, questo non esiste più, abbiamo lavorato affinché chi vuole recarsi a Gardaland, possa farlo al di là della sua disabilità, e dell'ausilio che sceglie, o può permettersi, per muoversi autonomamente (il cane guida è anche un ausilio vivente, brutto a dirsi ma è così).
Orson Welles, se ci vedesse oggi, non so quanto ci elogerebbe rispetto alla Svizzera: Michelangelo, Leonardo e il Rinascimento sono sempre qui, come i Borgia ed anche la Rupe Tarpea.
Infatti è difficile far capire a molti questo principio: se una cosa è accessibile alle persone disabili visive, non vuole dire che quella cosa diventa obbligatoria per chi è cieco o ipovedente. Se in quel cinema, o in tv, c'è un film accessibile, questo non pregiudica la mia scelta. Posso anche decidere di non andare al cinema, o di non accendere la tv: questo non vuol dire che, per pochi, tutti gli altri devono rinunciare come me, e viceversa. Quindi, se anche una sola persona cieca o ipovedente, con cane guida o no, volesse andare a Gardaland, oggi può farlo, e questo al di là del fatto se lo farei o meno anch'io, che sono cieca come lui. 
Lo si può fare grazie soprattutto ad una guida, un lavoro stupendo di ragazzi che vanno pubblicizzati, per il loro coraggio e per le loro attività, nonostante naturalmente siano criticati da chi preferisce i "Borgia".
Micheangelo e Leonardo? I ragazzi coraggiosi e attivi, come quelli della Cooperativa Sociale Yeah che ha realizzato "Easy Rider", la guida per Gardaland, personalmente li vedo come tanti Leonardo e Michelangelo, in un Rinascimento che per molti ancora si stenta a percepire: è finita l'epoca di chi ti dice cosa fare o cosa non fare, è finito il tempo del raccolto del gregge. Ognuno deve poter stare e fare ciò che crede, per questo esiste una Convenzione Onu per le Persone Disabili, che prevede il libero accesso ovunque per chi è disabile, come per le altre persone normodotate.
Gardaland è accessibile anche a chi è cieco o ipovedente, sia con cane guida che senza: chi vorrà finalmente potrà andarci senza problemi, e chi non vorrà, democraticamente potrà pure criticare, ma mai impedire. Mi auguro sia chiaro ora che, quando si abbatte una barriera, lo si fa per la comunità intera, e non per obbligare le persone disabili a fare quella data cosa. Quante polemiche per una persona cieca che va su una giostra col cane guida, e allora quando vedevo e portavo i miei cani in moto? Artù, il mio templare cane guida in pensione, ha fatto pure rafting con me, pensate quanto pericolo su un trenino a Gardaland! :) A Roma diciamo: lassàtece passà, s'annamo a divertì. Dovrebbe valere per tutti.

Nell'immagine un topo volante, di seguito invece una canzoncina carina, da chi odia da sempre il collegio:

OCCHI DA TIGRA

Quando scelsi come auto una delle prime Opel Tigra, davvero tanto tempo fa, fui presa in giro da tutti. Invece era una macchina stupenda! Certo era strana, sembrava una capsula, un piccolo siluro schiacciato, ma aveva un motore pazzesco, ed anche un'ottima tenuta di strada. La notavano tutti all'epoca, era blu oceano, cosiddetto "ceramic", in mezzo a un mare di ingombranti auto quasi tutte grigie, bianche o nere. Era piccola, scattante, leggera, luminosa e circondata da panoramici parabrezza bombati, che la facevano somigliare alla capsula di un'astronave. La parcheggiavo ovunque, con una facilità estrema, e la guidavo senza accorgermene, cosa che oggi può sembrare normale, ma all'epoca non tanto. Era indicata in ogni occasione, ed era robustissima, visto che spesso la caricavo all'impossibile, infatti era stranamente anche molto spaziosa all'interno. Insomma una macchina diversa sicuramente, ma piena di ottime prestazioni, che stimolavano invidia a quelli che criticavano, ma rimanevano pure basiti, quando facevano un giro con me sulla mia Tigra.
Dopo qualche anno Roma era invasa da Tigra, addirittura qualcuna gialla. e pensare che poco tempo prima sembravo a tutti un'aliena, quando scendevo da quella macchina così diversa.
Ma non sempre ciò che è diverso, o nuovo, è sbagliato: ne sono sempre stata convinta, infatti, nonostante le critiche, i commenti nascosti intrisi di battute bestiali e demenziali, i giudizi da pulpiti sottotraccia, e tanto altro che, anche se non detto in faccia, prima o poi arriva, mi sono resa conto di aver fatto una scelta simile alla Tigra, stavolta con un cane guida.
La mia Işık, una splendida femmina di Australian Cattle Dog, colore blu e argento, che tra pochi giorni compirà 14 mesi: è la metà di Artù, il mio templare labrador nero, che ora fa il pensionato. E' straordinariamente intelligente e intuitiva, già mi guida perfettamente, ovunque. Stiamo insieme da quando aveva 60 giorni, ora è la mia ombra, e i miei super-occhi. Un'amica eccezionale, con l'unico difetto di essere ancora molto giovane, quindi non è raro che non tenga sempre il passo, e a volte tiri un po' di più. Ma basta dirglielo e diventa di nuovo una soldatina volante, per quanto è leggera alla maniglia. Passo ben diverso da quello di un labrador di 32 chili.
Inutile dire che Işık per me è una Tigra: dal colore alle prestazioni, dal risparmio alla comodità. E' il primo cane guida in Italia di questa razza: ci credo che tutti mi prendono in giro dal gregge!
Ma sono sicura che, tempo qualche anno, un cane così farà gola a molti, e finalmente non sarà più bersaglio di tante conversazioni da poveracci.
Poter entrare ovunque grazie alla mia Işık, e grazie anche alla legge sul cane guida, senza mai sentirsi dire: "scusi il cane non può entrare", non ha prezzo! Un cane di nemmeno 16 chili non spaventa nessuno, anche se in realtà è identica a un pastore tedesco per le caratteristiche, e finora nessuno mi ha mai fatto le storie che, purtroppo, invece ho avuto con Artù.
Il mio piccolo cane autopulente, un concentrato di pastore tedesco in soli 15kg e mezzo, la sua dedizione al lavoro senza alcuna distrazione, nemmeno davanti a un buffet, e tante altre cose stupende che mi sta dando Işık, non hanno prezzo, né possono essere argomento di basse anime con chilometriche lingue.
Personalmente credo di aver fatto una scelta ottima, e la cosa più importante secondo me, penso sia che il cane guida debba andar bene alla persona disabile visiva, e non solo all'addestratore. Premesso che ci sono razze canine che non sono per niente indicate a lavorare per chi non vede, la razza della mia piccolina è invece molto conosciuta all'estero, e lavora quasi sempre, tanto è brava. Viene addestrata per vari settori, tra questi anche come cane guida per persone disabili visive: è una razza sanissima, ma soprattutto molto longeva, infatti il record è 31 anni. Quindi la mia piccola Işık di sicuro sopravviverà a me: pure questo particolare mi sembra fondamentale per chi sceglie un cane guida. Lei non esce da nessuna scuola, visti i tempi d'attesa, ed è stata addestrata pivatamente, molto bene pare, visti i risultati a soli 14 mesi.
Ecco, volevo solo spiegare qualche dettaglio, con la speranza di aver chiarito un po' di dubbi a tutti i chiacchieroni con tanto tempo a disposizione, ed anche a coloro che pensano che un cane guida debba essere per forza un labrador sopra i 25 chili. E poi volevo raccontare i progressi di una creatura unica come Işık (che si legge Iscìk, e significa Luce in lingua turca). Qualcuno ha criticato pure il nome... #esticazzi :)

Nell'immagine di domenica scorsa ad un evento per la Campagna Cane Guida: Işık con me, l'amica Simona e la sua bella pastora tedesca Isa.
Questo invece lo storico spot dell'Opel Tigra, del 1995 del millennio scorso, lo spot di Işık ancora non c'è, ma chissà: il video http://dai.ly/x27o0ga

opel tigra spot (1995) di alfetta-unocinquenove

LA NON VEDENZA


Gli italiani sono ossessionati dal politicamente corretto: hanno sempre paura di sbagliare quando si esprimono. Hanno così creato, soprattutto negli ultimi decenni, un glossario di parole che non esistono in nessun certificato, o modulo da riempire presso le istituzioni.
Così vengono creati "i diversamente abili", ma peggio ancora, "i non udenti" e "i non vedenti". Un numero enorme di paroline assurde, che nessuno ricorda mai nella mente, e si sforza pure per ricordarsele convinto di non sbagliare. Paroline che, lette su un articolo di giornale, o sentite in tv, Rai per prima, sono diventate più fastidiose di quelle etichette dietro al collo, che a lungo andare provocano piaghe, o ferite.
Una serie di "brand", che sollevano la coscienza di chi lucra su chi è disabile, e rendono confuso chi è più sensibile, e magari vorrebbe anche dare una mano, ma spesso non lo fa per paura di sbagliare. Veri e propri marchi, che dividono in "categorie" le varie disabilità, e badate che sono per chi viene chiamato "il", o "la", ma mai PERSONA.
C'è chi è arrivato a parlare di "non vedenza" o "non udenza", e così che l'udito e la vista, o visione, si trasformano in altro, e al tempo stesso anche la persona marchiata si trasforma: non sa più se è cieca o se è "altrimenti vedente".
Ovunque, nelle mie tonnellate di certificati, c'è scritto, risparmiandone i dettagli: "cecità assoluta" e "ipoacusia grave". Quando ho dovuto presentare alcune domande, e riempito alcuni moduli, ho dovuto scrivere "cieca assoluta", mai era prevista la parola "non vedente".
"Non vedente", è colui che non vede, mentre "Cieco" è colui che non può vedere, bella differenza no? La più grande e storica associazione per chi ha disabilità visive non si chiama "Unione dei non vedenti ecc.", forse c'è un motivo? E non è passato un secolo da quando cambiarono il loro nome, avrebbero potuto cambiare anche la parola "ciechi", e invece aggiunsero, giustamente, solo la parola "ipovedenti", cioè coloro che vedono poco, o quasi ciechi.
Sarebbe bello se si ricominciassero a rispettare le persone, innanzitutto chiamandole per ciò che sono, senza inventarsi qualcosa di ipocritamente e inutilmente riparatore. Sarebbe invece necessario che si ritornasse al vero glossario, chiamandoci persone cieche, o persone ipovedenti, o persone sorde o ipoudenti, fino alle persone disabili visive o uditive, che sono le persone disabili sensoriali.
Un sogno il mio, quello di poter leggere un articolo, o sentire uno speaker in tv, che parla di persone disabili, o di persone disabili visive, ecc.? Forse, se il gregge non si sveglia, e continua a chiamarsi da solo, come qualcuno tempo fa ci chiamò, nulla cambierà. Ricordiamoci però che chi ci chiamò "diversamente abili", o "non vedenti", cercava solo schiavi per campagne e cabine elettorali, o utenti per un fondo, che di certo mai è arrivato a noi disabili, mai avuto il piacere.
Io sono cieca, sono una donna cieca, una persona cieca: non è offensivo dirmelo, quanto invece può esserlo chiamarmi con parole che non esistono nella mia lingua, quella che mi fa chiamare tutti voi senza disabilità, persone normodotate, e mai "i normodotati".
Non è una vergogna essere disabile, mi ci è voluto un po' però dopo l'incidente: perché sono italiana purtroppo, e una delle prime cose a cui pensai fu proprio "dovrò sempre aggiungere che sono cieca per ogni documento, prima non era così". Mentre naturalmente c'era ben altro da affrontare, e da sola.
La solitudine in guerra rinforza, e quando si vince si è davvero eroi, samurai senza ombra di paura: per questo non mi vergogno a dire a quasi tutti i giornalisti che fanno pena, perché è anche colpa loro se si diffonde un certo glossario. A volte parlano meglio l'italiano le persone straniere su una metro: si sentono in telefonate fiume, metà in perfetto italiano, metà in lingue pazzesche.
A me fa molto male, come donna ex vedente, sentirmi chiamare, o marchiare, sempre con questa negazione assurda, quale "la NON vedente": vorrei vedere ma non posso, perché sono una DONNA CIECA. Mica è una parolaccia!
E' un lavorone quello di riportare un po' di italiano in questa nazione, sempre più pseudo-America, e spesso parlato alla "denghiu". Ma ci si prova, almeno per come vorrei essere chiamata io, e come dovrebbero chiamare tutte le persone disabili visive. Soprattutto spero che ci si ricordi di mettere la parola "persona" prima del resto.
Ma la "non vedenza" impera nel gregge, la vedo dura.
Una song, nell'attesa che mi si chiami persona: non so precisamente che lingua è, anche se posso immaginare, ma è strana come il politicamente corretto made in Italy: https://youtu.be/QZ4LQfTJ6ZI?list=PLqp7yXS0yo2atRmiYI0ukHTT1Oc5EHc6a


LIBERAZIONE POSTATOMICA

Abito sopra una delle università della capitale, sento i giovani che si sfogano, parlano tra loro, ma solo alcuni riescono ad essere lucidi: c'è una disperata ricerca di essere accettati, ma non credo sia dovuto all'età, piuttosto mi danno l'idea di aver subito tutti un gran rifiuto. La cosa assurda è che parlano di cose inesistenti oggi, oppure non parlano proprio, e l'unica parola che sanno pronunciare è "TIPO".
Parlando con alcune amiche, e ricordando i look passati, ad esempio gli anni 80 del secolo scorso, da me vissuti in pieno dai vent'anni ai trenta, mi sono resa conto che la mia generazione non ha lasciato un granché a queste nuove, se non forse l'ultima vera musica, forse l'ultima vera moda, di sicuro l'ultima vera umanità, quella che ancora non aveva cellulari né internet, anche se nata con la tv. Ricordo le famose "fascette post-atomiche", rigorosamente nere, intorno ai polsi: il look e la musica, e tutto il resto era "post-atomico". Quindi sembra quasi di vivere un deja-vu quando ascolto la gente, ammesso che qualcuno parli ancora a voce, e non chatti con Whatsapp o Facebook.
C'è chi, ingenuamente e considerando tutte le atomiche in postazione di lancio sparse sul pianeta, oggi si chiede: "Ma sta per scoppiare di nuovo una guerra?". Ma quando mai è finita la guerra? Non voglio proprio parlare di guerra, sono stanchissima: i mie ricordi più vivi, da quando ero piccolissima, sono immagini soprattutto di guerra in tv, e parlo di quando c'era un solo canale in bianco e nero. Arrivati i due canali arrivarono anche gli attentati degli anni di piombo inc asa nostra. Vivere in una grande città fa sentire poi più vicino il terrore di saltare in aria da un momento all'altro, e i motivi sono sempre gli stessi. Perciò mi chiedo: ma la paura, ai paurosi, arriva sempre quando è tardi? Perché adesso forse è un po' tardi per preoccuparsi, visto che l'unica preoccupazione finora è stato un posto fisso, quasi sempre per pagare a rate la mega tv per non perdersi qualche reality, in cambio del quale, i pochi fortunati che ci sono riusciti, hanno dato voti, vita, onore, dignità e sangue, distruggendo una nazione e i suoi valori.
Illusioni all'ennesima potenza da decenni, non altro. E' difficile rimanere collegati alla realtà, non tanto per la perdita della vista, quanto per un gregge sempre più vasto di cloni svuotati, capaci solo di aggregarsi su un social, dove spesso vivono, soprattuto per sfogarsi. E' così che i social sono diventati l'alternativa ad una vita vera, e questo in particolar modo tra gli adulti? Nessuno nella realtà si permetterebbe di essere tanto polemico e rompiscatole. E pensare che il problema maggiore, per le giovani generazioni, qualcuno pensa siano ancora i videogames. Lo pensa mentre giovanissimi, più adulti dei loro genitori depressi, stressati e disperati, si sono organizzati in quelle che vengono chiamate "gang", ma che hanno tutto l'aspetto e il sentore di baby-logge ormai. Chi sta fuori dalle gang, o loggette, sta in tv come fenomeno da baraccone, oppure semplicemente rimane da solo, condizione comune tra chi è giovane italiano.
Greggi di italiani che si commuovono davanti alla partita di calcio di ragazzi down, ma mai assumerebbero un ragazzo down con diploma alberghiero, ed altri che non si perdono una puntata dove i bambini vengono esibiti, e costretti a scimmiottare gli adulti. Negli anni 50, sempre del secolo scorso, quando io ancora non ero nata (quindi davvero tanto tempo fa), i bambini venivano esibiti e rovinati allo stesso modo in tv, ma almeno intorno gli adulti lo erano davvero, la tv era appena nata, si trattava di rodaggio e poi erano americani. Al tempo stesso una marea di orfani si organizzava in gruppi, pseudo famiglie a cui portare rispetto, anche se la famiglia obbligava ad una vita criminale, e non mi sembra che le cose siano tanto cambiate oggi, per questo non comprendo tanto stupore nei greggi. Ma non saranno state le parole senza fatti, ad esempio l'assenza ancora di una vera legge sul bullismo, o il ritardo con cui abbiamo mandato le donne al voto, per non dire dell'annullamento del delitto d'onore, a rendere così fragili e sprovveduti tanti italiani? Perché gli italiani li cresciamo ancora noi donne. Cosa ha risolto il movimento femminista degli anni 70? Quante Clarette Petacci abbiamo visto ancora sfilare, nonostante le femministe? Mi sento più libera a pensarla con i fatti che ho visto e vissuto, poco mi importa di ciò che pensa o scrive l'intellettuale di turno, che di vita vera ha visto solo qualche film. E credo di non essere l'unica ad essere stanchissima di sole parole, di greggi che si azzuffano o polemizzano sui social,  che si arrabbiano per il pelo sull'uovo, o che sanno chi ha vinto su un'isola di ex famosi, ma che ignorano cosa c'è dietro l'angolo. In Italia stiamo dimostrando di non sapere nemmeno chi abbiamo cresciuto, e se perdiamo la faccia anche come genitori, cosa ci rimane? Il pedofilo non è un migrante. Chi deve tornare a casa? Chi si è comprato ogni nostra azienda, antichi palazzi e città intere? O dobbiamo sperare che non ci caccino via i proprietari? Più che a casa mia, mi sento in una colonia, dove però io come italiana non sono niente, e chi non lo è e non è miliardario o mafioso, è meno di niente.
Penserei a non finire sui giornali perché un figlio adolescente ne ha ammazzato un altro per gioco. I giovanissimi vanno protetti da una pedofilia che, con molta ipocrisia e omertà anche femminile, è diventata normale e accettata tacitamente da tutti. Viva i detenuti, viene a questo punto da dire, gli unici che davanti a un pedofilo, o  un pedopornògafo (figura che sta diventando di spicco in Italia visti gli entroiti), sanno cosa fare davvero, nel caso remoto se lo ritrovi nello stesso braccio.
Secondo me saremo liberi quando i nostri figli non avranno più tanti problemi da grandi, per ciò che gli abbiamo fatto subire da piccoli, e quando un figlio maschio non si sentirà un fallito se non è diventato calciatore, o quando una figlia femmina non farà marchette con tutti, pur di rifarsi il seno a 13 anni.
Fate una prova: chiedete ai vostri figli, o nipoti, da chi siamo stati liberati oggi che è il 25 aprile. Che è la festa della Liberazione, è scritto ovunque. Pochi sapranno rispondere bene, e in quanti oggi, soprattutto qui a Roma in mezzo alle polemiche assurde, ci stiamo chiedendo: ma davvero siamo stati liberati??

DONNE IN VISTA: UN FILM DI #DiVe

Logo di "Donne in Vista" (#DiVe) docufilm di Blindsight Project
Ci sono storie che voi umani... non avete mai ascoltato, e ci sono donne terrestri che non vengono quasi mai sentite, anzi diciamo mai: sono le storie di vita vera, quella di donne cieche. Donne che incontrate su una metro, su un treno o su un autobus, in ufficio, e in pochi altri posti, vista l'inaccessibilità quasi totale, e le barriere sensoriali, e mentali, ancora presenti in Italia.
Non ho mai voluto gettar via quanto ho visto prima di un incidente, né ho intenzione di lasciar fluire in un buco nero, un patrimonio di informazioni e di novità sconosciute, quali sono quelle che viviamo ogni giorno noi donne italiane con una disabilità visiva, e non solo.
Nessuna pretesa, solo che un docufilm è il miglior modo per portare a vedere chi ha ancora la vista. Penso che non sia "vedere" se non si guardano le realtà nascoste, o se non le si affrontano: chi conosce e continua ad imparare vede davvero, chi rimane indietro con l'aureola da sprovveduto distratto, vuol dire che non usa i suoi occhi come dovrebbe. Da vedente sarei stata contenta di sapere che c'è chi ci apre gli occhi, e chi meglio può farlo se non  chi non può più usarli? Un esempio di vuoto informativo: quanti di voi sanno che noi ciechi non abbiamo tutti solo il buio davanti? C'è chi ha solo le luci, come me, ma senza realtà, c'è chi vede un mondo iper pixellato, o chi vede raramente solo ombre, e via dicendo con le varie scenografie metafisiche che la cecità offre, si fa per dire. Fatto è che nessuno vede la realtà, il mondo reale è immaginato, ma noi siamo costretti, mi chiedo perché molte persone vedenti invece rifiutino tale dono, costringendosi a non affrontare  mai verità concreta. Una cosa quest'ultima a cui noi ciechi siamo particolarmente legati, del resto ne va della nostra sopravvivenza. Comunque, con l'aiuto di animazioni, più accessibili al mondo distratto-vedente,  faremo vedere anche cosa "vede" chi è cieco.
Per questo abbiamo deciso, io ed altre tre care amiche, Simona, Ilaria e Consuelo, donne ex vedenti come me, di girare un docufilm che possa, con ironia e senza polemiche, portare alla luce quattro "sarcòfagi", nei quali sono chiuse 4 donne italiane (alcune strette strette con il loro cane guida), aprirli e svuotarli, per mostrarli al pianeta. Non tanto come bene prezioso per l'umanità, quanto per accelerare un processo di evoluzione civile, culturale, sociale, ecc., ma anche emotiva, e penso alle nuove generazioni di ragazze cieche, così aggiornate grazie ad uno smartphone accessibile, ma così sempre meno incluse in quella che dovrebbe essere una società evoluta e senza pregiudizi. Urge quindi un upload velocissimo, e chi meglio delle donne, quelle donne senza specchio e che nessuno vede nonostante siano loro realmente cieche, per lanciare tutti fuori dalla sicura orbita visiva e mentale, a cui siete ormai abituati in questa nazione? Al vostro ritorno, perché torneremo insieme, sarete più consapevoli, più alleggeriti e meno impauriti di fronte a una donna cieca.  Capirete che se è truccata, ben vestita, se il suo passo è veloce e deciso, spesso grazie ad un cane guida, di certo non è stata miracolata, si è solo fatta un mazzo antologico per riuscirici bene. E tanto altro... Insomma, avrete meno paura del buio, ed anche forse delle donne, poi poco altro da dire, rimane solo aspettare che esca il docufilm "DONNE IN VISTA", prodotto da Blindsight Project: immaginatelo come un meteorite che arriva, inaspettatamente, su Terra, e si schianta sull'Italia. Le storie sono belle, vere, avvincenti e vi rapiranno, le animazioni saranno divertenti, ci è sembrata una buona idea ammorbidire qualche scena inevitabilmente triste, ciò non significa che ometteremo realtà. Chi parla lo fa da un'altra dimensione, da scoprire e conoscere, come se si fosse in viaggio in buona compagnia, solo che stavolta il viaggio è verso lo spazio profondo, la stessa dimensione che viviamo soprattutto noi donne ex vedenti, nonostante la scenografia che la cecità ci ha individualmente donato forever.
Siamo tutte donne, anche per dimostrare che, non solo sarebbe bene far lavorare pure le donne disabili ogni tanto, ma che ci sono tante cose che possiamo e sappiamo fare. Ed anche che ci sono cose che non sa fare chi vede, soprattutto se è donna in questa società che vive di immagine. C'è tanto da sapere, poco da piangere, parecchio da stupirsi.
Pronti per un viaggio con le aliene #DiVe?

DiVe vuol dire: Donne in Vista e.. (..e cani guida, e figli, e mariti, e lavoro, studio, disabilità e normalità, pianti e risate, shopping e cura della persona (femmina), ecc.). 
 Inutile dire che il film sarà sottotitolato e audiodescritto da un'altra cara amica, Vera Arma di CulturAbile.
C'è una raccolta fondi, per chi vuole sostenere questo progetto, affinché si realizzi un po' prima delle date previste da Blindsight Project, che naturalmente non usufruisce di alcun euro pubblico per la realizzazione del docufilm.
Chi vuole può donare da qui, dove ci sono anche altre info su #DiVe, DONNE IN VISTA, oppure direttamente da Kickstarter, GRAZIE DA TUTTE NOI, e a presto per aggiornamenti!

BLIND CHRISTMAS (SCULACCIATE NATALIZIE)

"Non ho un cuore di pietra per fregarmene di tutti, ma ho l'intelligenza di capire chi se ne frega di me".  E' scritto nell'immagine di lato.
Sono arrivata al mio quindicesimo natale da cieca, ho imparato tante cose, soprattutto quanto costa, e quanto è triste, essere disabili italiani. Le "brave persone" non sono più individuabili, erano già poche quando vedevo, adesso sono una preziosa rarità, che solo i più fortunati incontrano. Ma chi è davvero la "brava persona", come la si riconosce, in mezzo a questa oceanica mandria di cloni privi di emozioni, non appena li si scollega da uno smartphone?
La "brava persona" è quella che non mi racconta le sue buone azioni con i clochard, ma mi chiede se ho bisogno di fare qualche regalino per natale, se ho bisogno di due occhi per negozi. Eppure cammino da sola, non sbavo, ancora non ho pannolone, e sono molto lucida, ma il fatto che nessuno mi abbia chiesto questa cosa, quest'anno ferisce. Sarà l'età, gli anni passano, si diventa sempre più saggi, soprattutto noi donne disabili italiane, costrette a vivere un mondo a parte in mezzo a tutti voi, che già a malapena accettate una donna normodotata.
La "brava persona" non è quella che mi chiama per le feste, e chiede info su di me in pochi minuti, o vive la mia vita tramite il web, su cui c'è un atomo di chi sono e come vivo davvero. Perché suscito tanta curiosità ed anche tanta paura nella normo-mandria?
Le "brave persone" qualche volta tolgono la maschera, ma ci riesce solo chi ha voglia di passare un po' di tempo con me, di certo non chi vive, in maschera, la punta dell'iceberg della mia vita a distanza. Anche gli amici spesso non sono brave persone. Poi, di tante cose che ho capito in questi anni da italiana disabile, ce n'è una che proprio non riesco a comprendere: ma perché tanta paura della persona cieca?
Da anni sono praticamente diventata una specie di "life coach" per tutti, ma non altro pare, vista l'indifferenza che mi circonda, un'indifferenza che diventa sempre più pesante, anno dopo anno.
Non avrei potuto spendere un euro per regalini, ma volevo fare lo stesso un giretto per negozi. Qui ora vorrei fare tanti auguri a tutti, e ricordare che a volte basterebbe così poco per aiutarci a non vivere solo in quello che io chiamo "Il mondo di Quark". Un'idea appunto potrebbe essere telefonare a un amico disabile, ad esempio ad un'amica cieca, e chiedere se le va di accompagnarvi a fare un giretto per negozi.
L'Italia è sempre più ipocrita e finta, e gli italiani ormai si mascherano con grottesche imitazioni, spesso scadenti e tossiche mascherine cinesi - che costano meno e ce l'hanno tutti uguale. Non c'è più nemmeno quel glam che una volta c'era nelle maschere prodotte da noi, quando eravamo meno impauriti. Si ha sempre paura di perdere tempo se si decide di uscire con chi è disabile, familiari esclusi ovviamente, visto che spesso sono gli unici, che fanno tutto ciò che uno Stato non fa da troppo tempo.
Concludendo: mi manca tantissimo fare giretti per negozi, il resto me lo faccio da sola da anni, eppure nessuno ha voglia di farsi un giretto con me. E sottolineo "ha voglia", perché la buona azione a me e a tanti altri pesa parecchio, e l'assenza di chi ti chiama per fare un giretto è una voragine, soprattutto sotto natale.
Così, tanto per scrivere qualcosa di diverso, e più utile, da ciò che sta inondando il web. Perché poi è inutile stanziare fondi per progetti rivolti all'integrazione e all'inclusione della persona disabile nella società "normale". E' inutile anche rimpirsi la bocca di tante belle parole, se a fatti ognuno scappa dietro un dito, o meglio una mascherina (quasi come se si avesse paura di un contagio..).
AUGURI A TUTTI, ...ANCHE AI MASCHERATI (porelli), un buon anno nuovo, e auguri anche di tanto coraggio, di cui io e tanti altri disabili trabocchiamo per sopravvivere nel normo-deserto, ma servirà molto a chi ancora vive nel mondo delle fate. In quanti chiamerete l'amica disabile quando crollerete schiacciati dalle vostre patetiche maschere? Perché CHI E' DISABILE NON E' PERDENTE, AL CONTRARIO HA STRAVINTO SU TUTTI VOI, quindi poche vergogne e meno paranoici pregiudizi quando si esce con chi non è nella vostra normo-mandria, visto che in segreto però ci avvicinate tutti.
Attenzione: anche se molti ciechi, soprattutto molte donne come me, non vogliono ammetterlo, è bene che non si prendano queste mie parole come uno sfogo personale, perché ho altro per sfogarmi. Prendete questo come una di quelle storielle formative che sentite pure in chiesa, la storia della cieca che, per incontrare qualcuno, doveva lavorare. A volte queste cose bisogna dirle, sennò tutti vi diranno che hanno un amico (quasi sempre maschio) che ha tutto, fa tutto e non si lamenta. Il 2017 sarà l'anno di un film, su cui stiamo lavorando con Blindsight Project: non scriverò più, vedrete i fatti, quindi non prendetevela se adesso anticipo un piccolo "cazziatone" per natale, su una cosa che non è solo un mio problema (perché tale diventa al di là del natale), ma di tante amiche cieche o ipovedenti che sto sentendo, e non hanno voglia di far sapere in che vuoto ci lasciate tutti.
Denunciare ciò e molto altro su uno schermo: questo il nostro film, ...eppure hanno paura a chiedermi se voglio fare un giretto per negozi, mentre io giro un film in vari luoghi d'Italia!

Di seguito una song per non pensare, al natale in maschera e agli acquisti online, una cosa ...da vera "nera": Up above my head, canta Sister Rosetta Tharpe

BUON ANNO NUOVO A TUTTI, pure ai cattivi che si fanno vivi con me solo dopo lo shopping!! Laura

A ROMA E' TORNATA LA LUPA, TRA ULULATI DI GIOIA (E RUTTI CAPITOLINI)



Un "BURP" assordante sta confondendo Roma: è il rumore dei rutti di quelli che hanno finito di mangiare. Era quello che in tanti volevamo sentire da tempo, e finalmente questo rombo da mega rutto si inizia già a sentire, tra i vari ululati di vittoria.
Sarà un bel momento per Roma, non è pronta a confrontarsi con la luce, sta al buio da troppo tempo, ma presto abbaglieremo di nuovo il pianeta, quindi diamo tempo al nuovo, senza ostacolarne il percorso, come già in tanti, tra gli Squali Magno Romani e le famose Oche Ignoranti del Campidoglio, stanno cercando di fare.
Lo Squalo Magno Romano, di origini sconosciute perché non è una specie autoctona, idem all'Oca Ignorante del Campidoglio e allo Storno Cagone, non sono purtroppo in estinzione, anche se da anni i romani cercavano di liberarsene, in quanto speci pericolosamente in continua riproduzione, cucciolano miriadi di orrendi mostri dannosissimi per l'intero ecosistema, e non solo. Ora si temono incroci strani, e pare che in questo caso e dopo i risultati elettorali con cui si nutrono, lo Squalo Magno Romano potrebbe migrare altrove, ma l'Oca Ignorante del Campidoglio e lo Storno Cagone, detto anche Stornazzo Chigi, potrebbero avere la meglio sul Dna di questo orrendo incrocio. Ci auguriamo che la nuova sindaca possa risolvere  anche l'annoso problema del sovraffollamento di queste 3 dannosissime speci animali, che da tempo saccheggiano Roma e i romani. Intanto leggete già le Oche Ignoranti del Campidoglio come starnazzano, figuriamoci tra un po' di giorni cosa farà lo Storno Cagone, mentre lo Squalo Magno Romani è già alla ricerca di nuove prede altrove: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/06/20/ballottaggi-2016-ora-il-movimento-5-stelle-stia-attento-alle-trappole-economiche-del-governo/2845158/.
Non è stato "un voto di protesta", come stanno dicendo in tanti, tra gli sconfitti clamorosi. Abbiamo votato pressoché tutti con vero piacere, ed è stato "un voto pe ripijasse Roma". Già stamattina sparute voci di strada mormoravano, con tono da presa in giro: "Beh adesso tutto cambia, c'è la Raggi sindaco..": forse da fastidio, a chi ormai si era assuefatto al sistema "TritaRomani". A molti di noi, e i numeri parlano, mancava da tempo anche la voglia di protestare, quindi basta con il "voto di protesta", perché indietro non si torna: abbiamo votato l'onestà e la trasparenza, vogliamo luce su questa città, resa torbida da vari sindaci, e non solo, che si sono susseguiti nei decenni passati.
Dire che  stato "un voto di protesta" è da scemi, quali sono stati tutti gli avversari del Movimento 5 Stelle, e da populisti incancreniti, mi riferisco anche a tanti giornalisti (venduti ai "giochetti"): che brutta figura hanno fatto tutti i partiti e molte redazioni stavolta

E' stato il voto dei cittadini, quelli di cui in molti non consideravano né vita né nome, quelli che avete rispolverato solo sotto le vostre, costosissime, campagne elettorali, quelli che da anni contano i miliardi che ci rubate, solo con i vostri stipendi, vitalizi, pensioni, agevolazioni, regali, corsie privilegiate, agi e case, scorte e sfizi vari.
Ammettetelo ormai che, presi a magnàvve tutto, a occupà portrone e a rubbà stipendi, avevate perso la realtà, quella di una città meravigliosa e unica al mondo, che avete ridotto uno schifo, almeno quel poco che non avete svenduto: sembra di stare in un grande camping, o campo rom abbandonato (altro prodotto questo della viscida e finta sinistra, ed anche di quella tremenda destra sociale), nel degrado più assoluto, cose che in tanti non volevate vedere nemmeno in tv, ma che esistono e peggiorano di giorno in giorno.
Mondi paralleli, da un lato la minuta cartolina mozzafiato e pochi minuti di "Grande Bellezza", dall'altro il desolato ed infinito alveare, o camping squallido, in cui versano i romani e quasi tutta Roma, dove si muore per niente, e si sopravvive con tanto coraggio e sacrifici.
Ma che ne sanno del coraggio e dei sacrifici? Già je stanno a venì le bolle solo a leggerle ste parole, quindi consiglio di scendere dalle cattedre, su cui stanno salendo come scarafaggi impazziti tutti gli sconfitti, politici e giornalisti, uomini d'affari e portaborse, finti intellettuali e opinionisti, e chi più ne ha ne metta tra i magnoni finora sopportati. Scendete dalle cattedre, vi conviene star zitti e iniziare una nuova vita da "normali", anche perché ormai non c'è più una cattedra italiana, che non abbia cassetti colmi di lettere di raccomandazioni e di mazzette. E non è stata votata la Raggi perché donna, ma perché è piaciuta a tutti e da sola, a differenza delle fatiche di Ercole che tanti altri hanno dovuto fare, sostenuti da altri piccoli mondi di magnoni, palazzinari, mafiosi o partiti politici, pur di arrivare a prendere qualche voto in più. E per voto in più, intendo qualche voto oltre quelli dei mafiosi, di tanti impiegati comunali, di Mafia Capitale..., poi non mi viene in mente nessun altro che possa averli votati, se non i dementi qualunquisti, quelli che dicono "vabbè, ho sempre votato a sinistra", bella sinistra è stata questa del Pd, proprio bella e democratica, a cominciare dal suo premier, putroppo anche quello di tutti noi, da quando si è autoincensato ed autoeletto a capo della nazione. Chi vota Pd non ci torna la seconda volta alle urne, ammesso che ci sia andato la prima.
Ma che pensavano questi, che i romani si fossero dimenticati di tante porcate? Un forte no a Mafia Capitale, alle finte sinistre e alle finte destre, e ricordo che Mafia Capitale è un'orrenda realtà italiana, visto che tutti gli italiani contribuiscono a pagare il fallimento di Roma, che abbiamo saputo grazie a poche persone oneste che ci rappresentavano lì dentro, e di certo non erano del Pd, o di altra pappa simile, ma quelli che ancora qualcuno chiama "grillini".
Se votare onestà e trasparenza, che di certo non sistemeranno tutto sto casino di vari decenni in un attimo, è stato un voto di protesta, vabbè e allora? Che cambia? Nulla, non c'è protesta tra di noi, ma solo lo schifo per voi: pensateci, soprattutto quelli che hanno telefonato o  scritto, per i propri incontri elettorali, e sempre con la scusa dei disabili: sono felice che nessuno abbia abboccato (leggi anche Roma Election Freaks).
Nessuno abbocca più, meglio così finte brave persone? Chi sono gli Squali Magno Romani, le Oche Ignoranti del Campidoglio e gli Storni Cagoni, o Stornazzi Chigi? Niente, non sono più niente, da quando a Roma finalmente è tornata quella che mancava da sempre, ma che ha sempre difeso Roma: la nostra Lupa.
Questa Lupa è giovane, ha già finito di allattare quindi pronta a difendere il branco, di razza pura e sana, una Lupa vera, ed è stato un piacere sentirla sbranare i nemici, con intelligenza, eleganza e senza risse, a cui le Oche Ignoranti del Campidoglio sono così abituate, per entrare a casa nostra.
Perché il Campidoglio non è una roccaforte per raccomandati, mafiosi, palazzinari e magnoni, ma casa di tutti i romani: avete fatto male a scordavvelo, visto che succede a magnà troppo e a sta senza 'n pizzico de realtà? 

Ps.: ricordo che questo è il mio blog personale, non è l'associazione che presiedo ed ho fondato, la Blindsight Project, tra le poche veramente laiche ed apartitiche, di quelle onlus che non fanno campagne elettorali, e non si sono mai vendute né abbassate a portare qualche voto sia al candidato magnone, sia alla Lupa che ho votato io (e senza protestare, ma con tanta gioia, speranza e piacere).
#VirginiaRaggiSindaco

ROMA ELECTION FREAKS

La mia posta è piena di mail pesantissime, sature di allegati per inviti, che 9 volte su 10 non posso leggere perché inaccessibili: tutte "feste", "incontri", "dibattiti", "convegni", ecc.. Nessuno osa dire, molto più sinceramente: "dateme er voto!".Ritengo inutile, paradossale e discriminante, questo spreco di giga inaccessibili, quanto ipocriti, anche se soprattutto per mail: voterò Virginia Raggi, e con vero piacere stavolta, perché voterò per Roma, che è già al ràntolo finale, e finalmente potrò votare una donna, e non un politico, come è comunque l'altra donna candidata, che non avrei mai votato. Potrei pure partecipare ai vostri party elettorali, dove i candidati si attaccano come sanguisughe alla cosiddetta "qualsiasidisabilitàl'importanteèchesiadisabile". Siccome però ho sempre pagato tutto, e non ho mai avuto niente in cambio, anzi ho solo visto tanto denaro pubblico svanire nel nulla in nome di ciechi, sordi, malati rari, ed altro, una corte dei miracoli peggio di Freaks, usata e strizzata all'occorrenza, ecco mandatemi gli inviti solo..
quando avrò una casa normale, cioè accessibile nei costi ed anche per un cane guida anziano, con la possibilità di avere almeno un ospite e di non sbattere ovunque..
Quando avrò i buoni taxi dal Comune di Roma, destinati alle persone gravemente disabili e con mobilità difficile, quelli per cui il bando non esce mai, quelli per cui è inutile recarsi a viale Manzoni "di tanto in tanto", come chiedono da anni impiegate addette probabilmente solo a questo..
e quando i buoni taxi saranno dati in base al reddito, e non in base alle cariche o le amicizie...
Quando un veterinario mi dirà che pago la metà per i miei cani guida, perché c'è una convenzione con il Comune per questo tipo di spese, rivolte a chi non ha reddito..
e quando il Comune metterà a disposizione di chi è cieco e sta da solo in casa con un cane guida, un veterinario a domicilio, possibilmente economico...
Quando non dovrò più spendere migliaia di euro per un ausilio..
e quando questo ausilio sarà inserito in un Nomenclatore Tariffario delle Asl, attualmente fermo al 1999...
Quando passerà la legge che i fondi pubblici destinati al cinema, al teatro, alle tv, ai giornali, sono vincolati all'accessibilità per le persone disabili sensoriali (sottotitoli e audiodescrizione)..
e quando i vostri convegni avranno la sottotitolazione in tempo reale...
Quando potrò avere più ore di assistenza indiretta dal Comune di Roma, anziché darle a chi ha figli (sempre quasi ricchi e famosi) che non si occupano di genitori anziani..
e quando il Comune di Roma aggiungerà, nel modulo per l'assegnazione delle ore, le domande: "ci vedi?" e "ci senti?", oltre a "cammini?" e "ricordi le cose?"...
Quando nessuno mi dirà più "non entri col cane guida", perché avrete diffuso la Campagna Nazionale Cane Guida..
e quando non mi chiamerete più "non vedente" o "diversamente abile", nei vostri incontri accessibili solo a chi vede e chi sente...
Quando darete lavoro a chi è disabile, soprattutto della vista e dell'udito, anziché usarci come batterie per le vostre campagne elettorali (vedi Matrix i campi sterminati dove si coltivano umani)..
e quando mi darete la pensione, per i soldi che ho versato all'Inps quando lavoravo, anziché aspettare la mia "età pensionabile"...
Quando porterete più rispetto a una donna come me, che può inondarvi di dignità, che tanto vi manca tanta ne ho di mio, anziché usarmi per prendere voti e poi dimenticarvi di tutti quelli come me, e per rispolverarci alle prossime elezioni...
Infine, quando mi chiederete di venire a un vostro comizio, anziché ad un "incontro per discutere di chi è disabile a Roma", o a "una festa tra associazioni", e via dicendo con questo tipo di mascherate, in cui mi sentirei un criceto sulla ruota arrugginita, in una gabbietta minuscola...
forse ci verrò, se non altro per farvi pesare il taxi che mi sono pagata con 1100€ di pensione da cieca civile, con cui deve pagare tutto.
E comunque non vi voterò mai!
Un trailer del film Freaks

AUTO INTELLIGENTE: SOPPORTERA' GLI ITALIANI?

Auto senza conducente: il sogno di chi non vede.
Dopo tante attese, non solo da parte mia, arriverà finalmente sul mercato l'auto che si guida anche senza vedere. Il progetto di Google si sposa con Chrysler, e a gennaio Detroit vedrà esposte le prime. Leggi la notizia.
Gli americani arrivano sempre primi? Si, forse perché noi italiani ci sappiamo fare, vedi Marchionne in Usa, e forse perché, sempre noi italiani, abituati ormai solo a oceaniche polemiche e a logorroici opinionisti, prima di approvarla sulle nostre strade passeremo anni a discuterne.
Questo mentre chi è cieco ma vive in America, potrà essere finalmente libero e autonomo.
Perché a parte il comducente che potrà godersi il panorama, mentre l'auto marcia da sola, ci sono tantissime persone che non possono guidare per problemi di vista, a cui ovviamente i media non danno peso, senza considerare che invece saremmo i principali acquirenti. Finora purtroppo non ho letto, né ascoltato una parola spesa per l'utilità di questo mezzo per tutte le persone disabili visive del mondo, ma solo opportunità banali per normodotati viziati.
Le domande che ascoltavo a un tg, sono: se l'auto si trova con un pedone da una parte e un muro o un baratro dall'altra, cosa deciderà di fare in questo caso il suo computer? Oppure: se investo qualcuno, di chi è la colpa? Di me che manco guido, o di chi mi ha venduto l'auto, che a sua volta se la prenderà con chi l'ha fabbricata? Insomma, nell'immaginario collettivo italiano non esiste ancora la praticità: ma su ogni cosa ci si deve discutere e polemizzare, indagare e controllare, meglio se sui social come il gregge ama fare in questi casi, e mentre noi parleremo di cosa è giusto o no, gli americani ciechi scorazzeranno liberi sulle loro piccole auto ecologiche e intelligenti.
Pare che queste capsulette siano più sicure di ogni altra auto guidata da umano: io ne so qualcosa di auto senza un conducente umano. Non ho mai provato ancora a farmi guidare da un'auto, ma so bene cosa sono le auto addosso se non c'è chi guida e manco un computer di bordo.
E pensare che gli italiani, quelli che si dipinsero le finte cinture di sicurezza sulle magliette quando ne passò l'obbligo, lo fanno da anni, anche senza tanti sistemi intelligenti e sofisticati: si incapsulano nell'abitacolo imbottito di un'auto, e poi tutto fanno tranne che concentrarsi alla guida. Le auto vanno da sole da noi, e succede da anni, lo dimostrano i dati agghiaccianti dei morti quotidiani qui, per questo Marchionne va sul sicuro in America :)
Aspetteremo, arriverà un giorno in cui anche gli italiani parleranno di meno, e faranno qualcosa di più concreto, di buono intendo e non le solite cose finte e decadenti prima della lor stessa inaugurazione? Già vedo questo scenario: noi a discuterne e loro in auto, che parcheggiano e scendono col loro cane guida, per camminare su un marciapiede, finalmente libero dalle auto che hanno vinto sugli umani (ad esempio quella Mercedes190 che, senza un umano al volante, si è avventata di culo su di me il 9 maggio del 2002). Oppure, altro scenario che vedo, in un futuro davvero lontano: noi italiani che finalmente avremo approvato un'auto di questo tipo, mentre altrove chi è cieco potrà anche guidare un'astronave.
Questa capsuletta intelligente, se non arriva qui per tanti motivi, mi spingerà a lasciare l'Italia per sempre, e senza tanto dolore, considerando che ogni ausilio me lo devo pagare di tasca mia comunque, visto che dal 1999 stanno ancora parlando se riformare e come il Nomenclatore Tariffario delle Asl.

Bla Bla quest'anno, bla bla il prossimo, bla bla chissà per quanto. Dal prossimo anno in America invece sarà solo un rumble rumble, per tutti (almeno coloro che potranno acquistarla).
A proposito: Artù è in pensione, non lavora più, io sono quasi reclusa perché incapace di deambulare da sola col bastone, e questa capsuletta a noi ci farebbe proprio comodo. Una song che mi  venuta in mente scrivendo, è questa: mi immagino coi capelli al vento, Artù e il prossimo cane (in arrivo tra pochissimo) che sfrecciamo sulle strade (americane, se non voglio farlo a 150 anni). Ascolta Good Morning Sunshine

ASPETTANDO OCCHI PIU' GIOVANI

Artù Templare Cane Guida
 
Non ho mai contato i chilometri percorsi insieme, so solo che sono davvero tantissimi, e non parlo di quelli fatti su un treno, su una metropolitana o su un'autobus, ma di quelli fatti a piedi e a quattro zampe. A giugno il mio cane avrà 13 anni, e lavora da quando aveva pochi mesi, gli è venuto naturale non farmi sbattere agli ostacoli dentro casa, ed era il mio cucciolo guida, perché non era facile muoversi in casa appena persa la vista del tutto. A circa un anno, grazie a un addestratore e alla sua intelligenza, è diventato un cane guida davvero bravissimo, anche fuori casa. Era il 2003, con Artù iniziai una nuova vita, l'altra mi fu rubata e pure malamente, ma il contatto continuo con una creatura così pura e innamorata di me, mi ha salvata e mi ha formata. Senza forse, Artù è l'unico essere vivente a conoscermi davvero: si è quasi sforzato a farlo da quando arrivò da me, pur di andare d'accordo. Probabilmente, considerando la sua voracità estrema, adorava le crocchette con cui l'ho cresciuto, e infatti alla sua età sta ancora bene.
Però è stanco! Mi sta facendo capire che la pettorina gli ha davvero spappolato quegli involucri vuoti che ha, però gli piace uscire insieme, giustamente vorrebbe andare in pensione, e avrebbe dovuto farlo da un po', perché di solito è tra i 10 e gli 11 anni che i cani che lavorano si mettono a riposo. Gli basterebbero a volte pure quelle 3 uscite al giorno per fare i suoi bisogni, altre volte invece vorrebbe giocare per strada, ovviamente si è impigrito rispetto al vulcano che ancora era fino ad almeno 2 anni fa, ma esce con me e lavora se glielo chiedo, in questo caso lo fa ancora come sempre, cioè bene e come non tutti i suoi colleghi riescono. Ha voglia di godersi un po' di passeggiate senza il peso di una bardatura da cavalier templare, senza impegno e senza lavorare, giocando anche col guinzaglio se gli va, lasciandosi andare come tutti i cani ad un odore, oppure fermandosi ad ogni albero anche per un atomo di pipì. Una vita al lavoro, e che lavoro in mezzo a milioni e milioni di gambe senza un cervello attaccato!
Quante volte il suo lavoro è stato calpestato, umiliato, discriminato? Quante volte abbiamo dovuto insistere per accedere dove invece tutti possono?
La sua legge è sconosciuta, il suo immenso lavoro è stato sempre considerato solo pelo, disagio per altri clienti o, peggio ancora, un problema sul posto di lavoro. Abbiamo lottato insieme sempre affinché il suo lavoro, e quello dei suoi colleghi, sia rispettato, riconosciuto e tutelato, come del resto chiede una legge dello Stato Italiano dal 1974 (si era ancora il ventesimo secolo, ma ancora non la si conosce e non la si applica, a meno che non si sputi il sangue per il riconoscimento di un diritto, e sempre dopo mille umiliazioni).
Artù va in pensione, si riposerà ma non da subito, c'è un ultimo sforzo che farà, forse anche volentieri vista la sua intelligenza e il suo intuito magistrale: insegnerà alcune cose al cucciolo che arriverà, mi aiuterà ad educarlo in casa, poi quando il cucciolo avrà compiuto 8 o 9 mesi, prenderà lezioni e diventerà anche lui un cane guida, e l'ineguagliabile Artù potrà starsene al calduccio per il prossimo inverno, e uscire e giocare quando e quanto vorrà.
Parlarne così sembra che sia un tutorial per il prossimo cane guida: la realtà è che non riesco a pensarci, Artù è i miei occhi da quasi 13 anni! Cambiarsi gli occhi non è semplice, non so ancora come saranno gli occhi che mi faranno vedere i prossimi anni, so solo che insieme ad Artù ho vissuto anche il mio passaggio da giovane signora, a signora di 55 anni, ed è difficile scindersi in due paia di occhi: il primo quello che ti appartiene, il secondo quello che dovrà autoimpiantarsi.
Potrei scrivere libri e antologie su tutto quello che manca in questi casi in Italia, di quanto sperpero di denaro ci sia e quanti pochi cani da assistenza, al contempo, non giustifichino i fondi destinati ad essi. Potrei dire di quanti fanno spam di cuccioli e cani abbandonati sui social, ma mai verrebbero a far compagnia a un anziano e valoroso cavalier templare in pensione, a meno che non si sborsino cifre impossibili per chi vive di pensione da cieca civile. Infatti non dico nemmeno nulla sui buoni taxi a Roma, quelli che in pochi hanno il privilegio di avere, nonostante il taxi possano permetterselo: averne un po' anch'io mi risolverebbe tanti problemi adesso che Artù deve ancora lavorare per forza. Perché Artù da sempre è l'unico accompagnatore che ho, e non per scelta mia.
Preferisco dire invece di quanto siamo bravi noi italiani ad arrangiarci quando non abbiamo niente, ed essendo italiana onesta da troppe generazioni, ci riuscirò ad organizzarmi, a pagare spese, ad avere la possibilità di continuare a vedere a quattro zampe, e al tempo stesso di dar respiro ad Artù, primo testimonial della Campagna Nazionale Cane Guida di Blindsight Project, una onlus che esiste ed è operativa soprattutto grazie a lui! Preferisco scrivere di questo e di quanto sia importante un cane guida per chi ne ha bisogno, la melma intorno la lascio dietro di me, come sempre si fa quando si vuole camminare tranquilli.
Io e Artù abbiamo camminato tranquilli poche volte in mezzo agli umani, ma 5 anni della sua vita li ha trascorsi su una spiaggia semi selvaggia, spesso senza bardatura, davanti al mare che adora, infatti ancora è un toro, stanco e svogliato, ma con una padrona poco sedentaria come me, e alla sua età, anche Highlander lo sarebbe al suo posto! Voglio che stia bene, l'amore e il rispetto che abbiamo sempre avuto l'uno per l'altra, non mi consente alcun egoismo e, anche se lui non vorrebbe mollare, so bene che non lo farà mai fino a quando non capirà che qualcuno può sostituirlo.
E insieme, camminando piano piano, aspettiamo occhi più giovani, il coraggio comunque non ci manca mai.

IL COLORE DELL'ERBA, E GLI EFFETTI DI QUESTA SULLA STAMPA

"IL PRIMO FILM PER NON VEDENTI": così è stato ignorantemente presentato "Il Colore dell'Erba", il documentario di Juliane Blasi Hendel, un’opera prodotta da Simone Catania per Indyca, e realizzata con il sostegno di Trentino Film Commission, Piemonte Doc Film Fund, Rai 3 (Doc 3) e con il patrocinio di UICI – Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti e I.RI.FO.R – Torino.
Insomma non è un'opera di certo autofinanziata, tale da non avere risorse per un ufficio stampa magnifico, che possa fermare chi scrive al pubblico come sopra. Non è il primo film.
Chi sono poi "i non vedenti", tanto per cominciare? Sono persone o cose inventate da qualcuno, forse per creare caos e allontanare l'armonia? Perché la stessa associazione per persone cieche e ipovedenti, prima si chiamava solo Unione Italiana dei Ciechi, e quando cambiò nome, perché non si chiamò Unione italiana dei non vedenti e degli ipovedenti? Rimase invece, ed è tuttora, Unione italiana dei Ciechi, e aggiunse giustamente anche degli ipovedenti. Chi ha inventato la parola "non vedente", che non vuol dire nulla e poco si avvicina alla cecità reale?
Non è il primo film per "non vedenti", ma è un documentario su persone con cecità, o persone cieche o ipovedenti, anche perché da anni ci sono addirittura festival del cinema accessibili a chi non vede o vede poco, sottotitoli compresi per chi non sente o sente poco (persone sorde, ipoudenti, cieche, ipovedenti, comunque persone e mai non vedenti).
Perché i giornalisti copiano e incollano senza documentarsi? Anche perché da alcuni uffici stampa partono comunicati con parole che nessuno comprende, e capire qual'è la differenza tra non vedente e cieco non interessa a nessuno quando scrive, semmai arriva la notizia che questo "è il primo film per non vedenti", e si copia e si incolla all'infinito, sommergendo di spam quelle notizie giuste, ad esempio questa: ci sarà un film al mese con MovieReading, pensate una app italiana che da anni consente alle persone (PERSONE) disabili visive o uditive, di fruire di una proiezione in piena autonomia. E ripeto, già da anni pionieri in questo tema rendevano accessibili film per tutti fornendo solo l'audio senza immagini, ma audiodescritto. Poi si arrivò alla proiezione dedicata in qualche sala, a quell'ora e quel giorno, col metodo dell'audiodescrizione ascoltata con cuffiette fornite all'entrata. Infine, dal 2009, questo cambiò: fu realizzato il primo festival (FESTIVAL) accessibile d'Europa, e in seguito ogni anno a Roma c'è un'edizione accessibile alle persone disabili sensoriali (SENSORIALI), cioè con sottotitoli e audiodescrizione per ogni film italiano in concorso, l'anno scorso con MovieReading per l'appunto, quindi pure senza cuffiette, ma solo col proprio smartphone o tablet, alcuni anche da soli in sala.
Leggere che è stato realizzato, grazie a tutti questi sostenitori, il primo film per "non vedenti", non fa sorgere qualche domanda a chi scrive articoli o sta in tv? Come mai se ogni anno il Festival del Cinema di Roma, uno dei più importanti red carpet del mondo, è accessibile a chi non vede, il colore dell'erba è il primo film? No, non ci si domanda nulla, si fa solo spam nella rete e tra i media, disinformando e, purtroppo, facendo perdere di prestigio ad un'opera che, a parte la disinformazione della stampa, apre qualche varco in questo mondo sconosciuto qual'è la cecità.
Per questo avrebbero dovuto pubblicizzarlo e lanciarlo in altro modo: leggere quanto si sta scrivendo è uno schiaffo a chi lavora da anni per arrivare a un film accessibile in anteprima al mese, più il resto che si spera sia accessibilizzato, visto che finora, probabilmente per non scrivere e documentarsi, si continua a non sapere cos'è l'accessibilità di una proiezione, come realizzarla, come e dove fruirne. Con MovieReading, da anni, ogni opera resa accessibile lo è ad ogni suo passaggio, dalla tv al pc, dal cinema al tablet, l'importante è che l'audio sia quello originale, e l'audiodescrizione scaricata da MovieReading si sincronizzerà in automatico con il film.
Blindsight Project, la onlus che presiedo e che ho fondato, anche per abbattere barriere nello spettacolo, dal 2006 realizza e chiede accessibilità, non solo al cinema ma anche a teatro e in tv, per ogni video, ecc. fino alle slide di un convegno: che tristezza leggere ovunque che è uscito "il primo film per non vedenti". Non è il primo, e semmai è fruibile da persone disabili visive.
Complimenti a chi ha impegnato il suo talento per realizzare quest'opera, e ha dedicato un po' del suo tempo da vedente per noi disabili sensoriali, un film che io ancora non ho visto, e non so nemmeno se è accessibile a tutti, cioè se ha anche sottotitoli. Se questi ultimi non fossero stati previsti, beh che dire se non "dividi et impera"?
Scrivere che è "il primo film per non vedenti" è un danno a chi lavora in questo campo, e ci metto tutti i professionisti che realizzano audiodescrizioni, sottotitoli, e lottano per farne tanti. A poco servirà realizzare ancora festival accessibili, o lottare per avere un film al mese da qualche distributore: è così che ci vuole l'immaginario collettivo italiano? Così come veniamo presentati da tutti? "I non vedenti", e mai persone? 

ROMA MANTRA LUPANAR (Holiday on Guano)

Roma che brucia (foto Raffaeli)
Era il 6 gennaio del 2007 quando lasciai Roma per trasferirmi in un'altra regione, dove rimasi per 5 anni spiaggiata, in tutti i sensi visto che li passai da eremita, in esilio su una spiaggia, mozzafiato si, ma sempre solo una spiaggia era. Troppo solo spiaggia per chi è nata nell'ombelico del mondo, ha perso la vista da adulta ed ha memorizzato uno splendido mondo d'arte, popolato da milioni di persone di ogni razza e civiltà, decisamente un mondo unico su Terra. O almeno era pressappoco così quando lasciai Roma. Sono ritornata col cambio del sindaco, Alemanno se ne va e lascia il posto ad un medico che, come molti colleghi suoi, sbaglia diagnosi e terapia, pur percependo parcelle da capogiro, lui e l'equipe naturalmente. Alemanno gli lascia solo briciole di Roma, ed anche se non è stato l'unico a mangiarsi la torta, è di sicuro quello che ha spazzato via anche quelle poche candeline rimaste,  lasciando solo il piatto, che piange. Il medico Marino ha "sanificato" il piatto, e adesso non ci sono più nemmeno le briciole, solo un piatto sporco che nessuno osa pulire, per non infettarsi. Quando tornai ricordo la puzza di Roma, puzza che ancora c'è e pure aumentata: perché ogni profumo è svanito nel nulla? Dove sono finiti quei vortici di essenze che provavo passando davanti a una profumeria? Non ci sono più profumerie, forse ha resistito qualcuna di quelle storiche al centro, forse nemmeno più italiana probabilmente, visto che molti sono i negozi famosi con nome italiano e proprietari stranieri. E l'odore intenso del caffè tostato nelle torrefazioni? Svanito nel nulla pure quello, sostituito oggi da odori di cappuccini serali, preparati con latte a lunga scadenza per americani tirchi e prevenuti, un odore misto all'olezzo di enormi bar, bisteccherie, cineserie e giapponeserie, fast food e paninerie, sempre affollati, mai puliti e, come per le profumerie, spesso non italiani, e comunque raramente con proprietari romani.
Gli unici odori che sento ormai a Roma sono gli stessi che sentivo da bambina, quando di pomeriggio mi portavano al cambio della guardia del Quirinale, dietro casa, ma non c'è più la musica, sono solo odori di caserma, mitra e divise, misto all'adrenalina che sprigionano ogni volta che entro in una stazione della metro: vengo notata subito nel gregge, molti si avvicinano ma sento la loro titubanza, forse penseranno che il mio cane sia imbottito di tritolo? Oppure che il mio bastone sia un kalashnikov mascherato? Ovviamente mi distinguo per il cane in divisa, per il bastone e perché ci vuole coraggio adesso a prendere la metro a Roma, e non per il rischio attentati, ma per i disservizi, gli stessi in superficie con gli autobus. C'è stata per settimane un'imbottita di piombo su Roma, certo non pioveva mai e tutti i fumi sono rimasti ad intossicarci meglio, eppure nonostante Roma sia una città dove manca tutto tranne che l'acqua, nessuno ha pensato di bagnare un po' le strade e i tombini da cui uscivano liquami fumanti, o di annaffiare qualche albero di notte, troppa spesa, meglio finire la maxi nuvola di Fuffa. Risultato: holiday on guano e tutti con cortisone per respirare, cani compresi.
Ormai gli unici profumi che sento sono quelli delle escort che, scese da qualche auto blu, entrano claudicanti su tacchi altissimi in un hotel. Oppure quelli degli anziani che le seguono. Non c'è più nemmeno l'odore di bambini vicino le scuole o gli asili, ma solo un pungente odore di finto igienizzante, di quelli economici probabilmente contraffatti in Cina con finto marchio italiano, come del resto molto altro del nostro Made in Italy. E pensare che il marchio Made in Italy è tra i tre marchi più famosi al mondo, invece da tempo tra CocaCola e Visa c'è un marchio che non ci appartiene più.
Su quella spiaggia mi sentivo senza un pezzo di me, oggi mi rendo conto che quel pezzo di me, che è Roma mia, è solo un ricordo, che forse avrei potuto continuare a vivere con meno difficoltà, e più Amore. Oggi mi manca Roma, e mi localizzo mentalmente su quella spiaggia, immagino i profumi di gelsi in fiore e del mare, i suoni dell'acqua e della terra. Mi manca molto quella spiaggia, quei profumi intensi mai più sentiti qui nella mia città, mi manca quella tranquillità, quei suoni naturali, il poter toccare il suolo con le mani. Lì se lo facevo affondavo le mani nella sabbia, sull'erba, tra i ciotoli del fiume, qui mi immergerei nella merda che più merda non c'è, manco nei bassifondi di Bombay.
Roma è solo un enorme lupanare vintage, dove i profumi delle donne sono stati sostituiti da quelli di uomini potenti e amici di questi, e da quelli di minorenni lavati e preparati a dovere per la gioia di chi ci guadagna sopra.
Noi romani, quei pochi rimasti qui, come un mantra  ripetiamo a noi stessi: Roma non deve morire.
A proposito di morire: appello ai pellegrini e turisti per Roma! Vi prego lavateve, nun ve fate la doccia solo quando tornate a casa vostra, qui tra fontane e fonti, se proprio siete stati fregati dalla pubblicità di internet, e vi siete trovati in 10mq in periferia senza luce e senz'acqua, l'acqua davvero non manca per una sciacquatina alle ascelle e una lavatina di denti, magari eviteremo di far sbandare gli autobus, quei pochi almeno che riescono ancora a circolare senza problemi.

A Roma: https://youtu.be/lIm4GhOWgFg

CANE GUIDA E BARRIERE

CANE GUIDA E BARRIERE
DAL TGR: RISPETTA IL CANE GUIDA E I PASSAGGI PEDONALI, GRAZIE! Sono stanca di dire sempre le stesse cose in tv, sui giornali, nel web, per strada..: la tua civiltà si misura anche da queste cose. Clicca l'immagine per il video

Google+ Followers

RACCOGLI LA CACCA DEL TUO CANE

RACCOGLI LA CACCA DEL TUO CANE
CAMPAGNA DI BLINDSIGHT PROJECT