POLITICALLY CORRECT IN BABYLON

Premetto: scrivo con screen reader e dopo anni di sintesi vocale un errore può scappare, perché non ho segretarie, aiuti vedenti ed altro, faccio tutto da sola, almeno fin dove non c'è un captcha, quindi meno critiche su di me, perché ormai fanno capire solo quanta invidia vi rode dentro.
Oggi mi sento a Babilonia...
Pare che la gente non si capisse quando parlava, tante erano le lingue.
Prima cosa: ho sentito più volte in TV che una certa trasmissione (solo tribune elettorali naturalmente, il resto no) "sarà tradotta con il linguaggio dei segni": nessuno dice che non si chiama "linguaggio" ma LINGUA dei segni? Eppure annunciatrici continuano a dire così, un po' come tutti i politici che tirano fuori dal cilindro i "diversi", coloro cioè che in una campagna elettorale sono come la parte che strappa le lacrime in una soap.
Io non mi sento "diversamente abile", "non vedente", "handicappata", "altrimenti invalida", "portatrice di handicap".. se me ne verranno in mente altri li scriverò, per ora provo conati solo a dover scrivere certe parole.
Sono quelle parole che lavano o sistemano la coscienza a chi si sente "normodotato" o "normo", parole queste ultime che evidenziano solo uno stato di particolare "complesso di superiorità", non tanto di chi le pronuncia per sentito dire, quanto per chi le ha create.
Le parole si creano, io le creo, le "scolpisco" mi piace dire, poi come tutte le sculture, c'è molto materiale di scarto: le parole che cito all'inizio e che mi disgustano sono lo scarto di quello che chiamano "politically correct", altre parole queste che mi rendono pure nervosa oltreché disgustata.
Prima di tutto sono una donna, alla mia età anche signora, e non "signorina", che si diceva a quelle marchiate con "zitelle", ed io non lo sono affatto, anzi, sono anche madre, poi:
se io ho avuto un incidente e ho perso la vista, preferisco dire che sono diventata cieca!
Se sento male perchè ho perso anche metà udito, mi piace dire che sono mezza sorda, ma allora come fare per tutti quanti? E forse per questo che troppi politici si soffermano sulla parola anziché sui fatti, che sarebbero pure troppi da sistemare? Un consiglio lo devo dare: non chiamatemi mai "handicappata", "invalida" o "non vedente". Per le prime due posso reagire molto male, quindi ho avvertito, per l'ultima sono costretta a volte ad usarla anch'io, naturalmente prima di pronunciarla già mi sento male, ma mi rendo conto che è di dovere in una società che ci ha incasellato tutti.
A chi subisce e diventa come me, o ci nasce, mettono anche un marchio, in Italia poi amano mettere duemila etichette, un po' come i prodotti gastronomici tradizionali che poi risultano pieni di diossina, quando ne basterebbe uno: "doc" parolina conosciuta dal pianeta intero. Per noi "diversi" il silenzio è rotto solo quando si scrive in vista di un voto da accaparrarsi (anche se all'estero, in maniera più disgustosa di come ci chiamano in Italia, molti hanno già "votato"), per tutto il tempo, invece, che non vede elezioni o campagne elettorali, noi "diversi" non contiamo nulla, e ci scontriamo con realtà che sono quella, a esempio, di una società volutamente resa ignorante e con un grave complesso d'inferiorità acquisito negli ultimi decenni, grazie alla politica italiana, quella società che non sa come chiamarci, che non parla proprio, per paura di sbagliare.
Citando prodotti gastronomici mi viene in mente una cosa: perchè non chiamarci D.O.C.? In realtà siamo i veri italiani, quelli che rappresentano più di altri una realtà di sofferenza, sacrifici, umiliazioni, emarginazione, coloro che difficilmente mancano di sensibilità, umanità e solidarietà, qualità necessarie in una società "civile" quindi, se proprio mi devo mettere un'etichetta, io divento una DOC, "Diversa Opportunità Civile".
Mi sa che alla prossima non mi candido, come ho fatto finora, ma creo proprio una lista mia: saremmo in molti ad essere stanchi di "cafoni", apparentemente "signori" solo perché incastrati in oggetti e pensieri così lontani da ciò che è la vera politica e la vera classe. La massoneria, quella vera, mi rifiuta perchè sono una donna, ma forse sarebbe ora di farlo un partito fuori dalle logge, riferendomi sempre a quelle vere, e non a tutte le loggine e lobbyne che vedono troppi "cafoni" per l'appunto, coloro che una volta al potere, non sanno manco chiamarmi.
Qui c'è un articolo che spiega qualcosa, ma per me vale quanto detto finora:
http://www2.comune.venezia.it/letturagevolata/vai.asp?numero=15679

Laura Raffaeli (se entrerò in politica veramente e non farò più la "politica" a distanza, sapremo almeno come ci chiamiamo :O)

2 commenti:

  1. Parole di verità, sincerità e dignità.

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  2. cara laura mi ero posta la domanda se non fosse più offensivo dire diversamente abili o usare i vecchi aggettivi, che bisogna riconoscere spesso sono usati come improperi, le tue parole mi hanno fatto pensare ulteriormente, ho scoperto oggi il tuo blog e lo seguirò
    ciao

    RispondiElimina

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