CIECHI O PERSONE?


«Non guardate al limite ma alla persona» : Marcantoni sul caso di Francesca esclusa dalle gare. Vorrei prima però precisare che c'è una differenza tra chi ci nasce e chi invece ci diventa, soprattutto in età adulta: non si perde solo la vista, ma in Italia si perde tutto ciò che si è fatto fino a quel momento, perché manca sostegno sia psicologico che economico. E' vero che non basta chiudere gli occhi per capire la cecità, posso confermarlo, è vero anche che noi ciechi possiamo fare moltissimo rispetto a quanto pensano di noi i vedenti, ma non credo siano molti di più di 80 i ciechi italiani "realizzati" nel lavoro, sport, arte, ecc. che lui ha messo nel suo libro: rimangono eccezioni tra migliaia e migliaia di disabili visivi, e se non dice anche il perché (ampiamente spiegato da me e da altri nel post "Una Francesca pericolosa") questo può diventare fuorviante per i vedenti tutti.

(...) "L’errore da evitare è quello di considerare il limite e non la persona. Se ci fermiamo al primo, al limite, tutto diventa impossibile, precluso, irraggiungibile. Se guardiamo alla persona il problema si sposta su come si può raggiungere diversamente la “normalità”, cioè la capacità di esprimere, senza vincoli o barriere, le proprie attitudini.

Sono barriere facili da abbattere, nel concreto?

Il cieco non è un normale a cui manca la vista, ma una persona che si è organizzata su quattro anziché su cinque sensi. E’ ovvio che questo presuppone la capacità di sviluppare abilità compensative e di adottare accorgimenti coerenti con la natura dell’handicap. Tuttavia è fuori dubbio che la normalità a quattro sensi ha la sua compiutezza e rende
possibile la più ampia espressione di tutti i talenti di cui ciascuno dispone.

Un non vedente come vive la sua disabilità?

Il cieco non è come un normale che gira ad occhi chiusi: quindi una persona spaurita e incapace persino di muoversi. Il cieco convive con il suo handicap e ha imparato a compensarne i limiti. Nel mio ultimo libro, «I ciechi non sognano il buio», sono raccolte 80 storie di non vedenti che si sono realizzati con successo nei campi più sorprendenti: nello sport, persino nel tiro con l’arco; nell’arte, dalla danza alla scultura; nel lavoro, dal falegname all’avvocato, dall’insegnante all’informatico." (CONTINUA A LEGGERE)

6 commenti:

  1. Abbiamo noi in primis"Persone con disabilità" il brutto vizio di chiamarci con le nostre patologie,del tipo :"un PARA"(UN PARAPLEGICO)come fanno medici e paramedici(PARA?),forse lo facciamo per comodità,forse per sdrammatizzare,ma poi chiediamo di essere trattati con dignità...a molti non frega niente di esser chiamato"disabile","handicappato","para",cieco",ecc., io no!
    Mi viene in mente un paragone con la razza "negroide"(o al limite centro-africana se volete):oggi se chiamate una persona di sesso maschile per esempio appartenente alla razza negroide "negro" e' un'offesa razziale,mentre se lo si appella"nero"(piuttosto che marrone,giallo,bianco,ecc.)e' corretto....mah,meditate gente meditate...

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  2. persone sembrerebbe ovvio rispondere, e come già detto non sono le parole che descrivono uno stato ad offendere ma il loro uso o abuso

    medito grazie a laura

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  3. il guaio non è tanto la parola, quanto la considerazione caro rodolfo che molti hanno di noi: tutti sempre impauriti pensando che noi ciechi viviamo come un vedente ad occhi chiusi (certo non è una "passeggiata" perdere la vista, però come dico sempre potremmo fare tante di quelle cose ..) quindi la domanda è: ciechi, cioè persone considerate al buio come mosca cieca, o persone, quindi individui capaci anche di vivere senza vista? marcantoni risponde bene a questa cosa (anche se il suo libro non è che sia poi così d'aiuto a chi dovrebbe aprirci le porte, semmai lo è per chi si ritrova nella cecità).
    come dice patty (zefirina) bisogna cominciare a fare i fatti, le parole hanno solo creato confusione finora (a patrì, non meditare tanto, una come te poi entra in altre dimensioni come me :)))

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  4. Le paure ancestrali e ataviche del buio come pure della morte, la dicono lunga su come l'inconscio ci possa far reagire emotivamente alla "vista" di una persona non vedente o in carrozzina ad esempio;immedesimarsi in una persona senza difese apparenti non provocano simpatia od empatia spontanee ed immediate,specie se non accopagnate da autostima e sicurezza interiore,cose di cui la società di oggi e' molto carente ahimè(per volere dei "potenti" che godono della separazione e frantumazione dell'io personale e sociale,completamente allo sbando,così il "dividet et imperat" può ancora funzionare a meraviglia!)...
    Il pietismo comunque,con tutto ciò che ne consegue,oltre che ai moderni farisei ed approfittatori vari,fa comodo anche ad alcuni"disabili"(o ai loro parenti),i quali hanno paura di perdere l'assistenzialistica pensione dinvalidità,dimenticando che essa è frutto di lotte decennali per ottenerla e che da un momento all'altro potrebbe sparire con le scuse più banali,tipo la crisi economica,ecc.

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  5. La cultura "infantile" del "poverino" dunque fa comodo un pò a tanti;cultura,consapevolezza e responsabilità sono messe al bando da una società volutamente sbandata e difficilmente recuperabile socialmente,però non bisogna disperare,in quanto bisogna valutare e considerare le Persone singolarmente,ognuna con la propria storia e percorso interiore,senza far di tutta l'erba un fascio....una persona con disabilità secondo i parametri odierni comunemente accettati,può darsi che con altri parametri venga considerata supereroe, normale,o speciale...ma questo non vale per tutte le persone con disabilità a priori...La dignità ed il rispetto che bisognerebbe tutti avessero(secondo me) per se stessi e per gli altri molti non sanno nemmeno("disabili" e non)cosa siano purtroppo...

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  6. alcune caratteristiche accomunano noi ciechi o noi sordi, questo rodolfo, come dici giustamente tu, non deve però fare di tutta l'erba il solito fascio: l'individuo può avere delle analogie con un altro (non solo tra disabili ovviamente) creare "gruppi" che in questo paese diventano caste, è sbagliato infatti ed è sempre più frequente fare di questo proprio tra noi disabili, che siamo solo succubi di queste caste o ..logge...
    l'assistenzialismo e il pietismo sono motori pazzeschi (da F1 direi) per chi lucra su noi disabili, sempre in aumento e tantissimi, mai aggregati né integrati nel mondo reale, che si tiene sempre di più all'oscuro di tutti indistintamente, disabili e non.
    la "razza" è una parola come "religione", già l'origine di quest'ultima mi spaventa: religo, cioè lego, mettendoci pure la razza diventa un mix alchemico a favore di pochi eletti, tanto per rimanere in termini "esoterici", quindi come me molti dovrebbero abbandonare sia la "razza" che il gregge, comunque casta o.. loggia se non setta.
    io non bado né a razza né al credo di qualcuno, rispetto tutto, anche un insetto, odio i fiori recisi perché sono cadaveri così come adoro la verità e la realtà, "legate" da una cosa sola: la sincerità, qualità estinta in gran parte della popolazione di questo pianeta, impegnata ad oscurare e ad abbandonare chi invece ce l'ha ancora, sempre la sincerità intendo.
    rodolfo tu come me hai visto la morte, sei tornato qui (come non importa, ma siamo qui) è impossibile sconfiggerci ormai, soprattutto oscurare quella luce che abbiamo visto.. una luce che da millenni cercano di oscurare, una luce che anche molti ciechi hanno, nonostante si pensi di noi solo il buio.
    vero: paure ancestrali, che però non sono solo quelle del buio e della morte, ma anche di esseri di luce che portano giustizia in ogni civiltà corrotta e ormai senza alcun valore di esistere.
    la vera paura nei nostri confronti è una sola: lo specchio dell'anima, in molti non ce l'hanno (sempre disabili e non) e temono di essere scoperti.
    noi ciechi come riusciamo ad orientarci senza vista possiamo fare molto altro di invisibile, peccato che ci tengano tutti sotto una campana che puzza di vecchio e di ciechi di "guerra" (pensioni e agevolazioni stratosferiche che noi ciechi civili sognamo di notte, ecco cosa sognano i ciechi italiani!) ciao, un caro saluto, laura

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