LE MIE "COSE STRANE"

Per "cinema e teatro accessibili" io intendo anche la partecipazione attiva nel mondo dello spettacolo, ad esempio nella realizzazione di un film e non solo accessibilità per capirlo (sottotitoli e audiodescrizioni). Quindi anche l'assunzione di più persone cieche presso le radio, o di persone sorde in tv come cameramen, fotografi ed altro legato all'immagine. Parlo quindi per la mia "categoria": quella dei ciechi e dei sordi, i disabili sensoriali.
Anni fa proposi la stessa cosa che leggerete più avanti qui in Italia e sono stata considerata una pazza. Invece, come sempre, le mie idee vengono si realizzate, ma mai qui bensì solo all'estero: questa cosa mi fa rabbia, perché in fondo non serve altro che la voglia di fare, invece questa manca, va ammesso, proprio ai disabili sensoriali italiani per primi. Certo qualcuno gliel'avrà fatta perdere la voglia di esprimersi anche nell'arte (ammesso che ci sia stata un tempo la possibilità di farlo..), ora però è ora di ritrovarla, il mio impegno è questo soprattutto, per questo rallenta "Il film di Sofia", il film che Blindsight Project sta cercando di realizzare con troupe e artisti soprattutto sordi e ciechi. Ci riuscirò, qui in Italia, spero quest'anno, intanto leggo con piacere che un'altra "pazza" nel frattempo ad Israele sta realizzando questo mio obiettivo, che non rimarrà un sogno. Il film noi lo realizzeremo, come già deciso, per "Ibernauta Project", spero sia pure la possibilità di entrare, per tanti come me, nel mondo dello spettacolo ma anche della cultura, e non solo da spettatori comunque discriminati, ma soprattutto da protagonisti, perché noi disabili sensoriali siamo i più bravi a fotografare, imbattibili con i suoni e le immagini, siamo i più creativi, i più aggiornati nell'informatica in quanto rappresenta per noi un importante ausilio, siamo bravissimi nel recitare, ineguagliabili nel suonare, nel parlare e raccontare, nella scenografia, ecc. ecc.. Questo vale per tutti i ciechi e tutti i sordi, quindi per migliaia e migliaia di italiani che sono tagliati fuori proprio dal settore professionale in cui dovrebbero pullulare! Ma forse è chiedere troppo da parte nostra: a malapena qualcuno ascolta la nostra disperata richiesta per avere cinema, teatri e tv accessibili (sottotitoli e audiodescrizioni), figuriamoci per questa mia richiesta così ...azzardata.. in una nazione che deve cominciare ad imparare tante cose. Tra le prime di queste cose, c'è che gli italiani devono smetterla di dire sempre "ma che strano!", ogni volta che qualcuno propone una cosa innovativa a fin di bene, esclamazione mai usata però quando si propone la "giornata del disabile", che non porta a niente, è una manifestazione anacronistica e grottesca se si pensa a quale velocità il mondo avanza, mentre si festeggia la "giornata del centralinista cieco". Quando propongo le mie idee perché cerco sostegno per realizzarle, la frase è sempre la stessa "mah! ci devo pensare! è una cosa troppo strana!", non considerano il guadagno culturale ma solo quello materiale. Che poi manco questo alla fine, considerando che un film come quello che segue in questa notizia, sarà famoso in tutto il mondo comunque! Poteva essere italiano il primo film di questo tipo, mi chiedo solo perché finora nessuno ha mai avuto la mia stessa idea anche qui, e perché bocciarono la mia quando la lanciai anni fa?
Ed ecco la "cosa strana" che voglio fare da anni e sarebbe già pronta se non abitassi in Italia:

"Truope e cast: sono solo non vedenti. Regista e attori tutti ciechi, in Israele nasce un nuovo film
RAMAT GAN (Israele) – L’unica regola è che, quando si dà il ciak, bisogna fare silenzio. Dina Guder, la regista, quarantun anni senza vedere, non sa dove stiano i suoi attori e gli attori non hanno idea di dove sia la cinepresa e l’operatore ignora se siano state accese le luci e al tecnico, al momento giusto, qualcuno deve pur dire se trucco e costumi siano pronti… Silenzio, allora. Un paio di secondi. Poi, ognuno grida il suo nome. Così tutti gli altri capiscono in che punto esatto si trovi. E possono cominciare le riprese. «I preparativi sono un po’ più lunghi che per un set ‘normale’, ma neanche più di tanto», dice Dina: «Siamo tutti molto professionali. E abituati a sopportare ben altri disagi». Una piccola fatica, una soddisfazione enorme, in questo posteggio alle porte di Tel Aviv. Dove, caso forse unico, si sta facendo un film interamente pensato, girato, interpretato da ciechi. Tutti con certificato d’invalidità.
SOLO PER I LORO OCCHI - Dietro l’ idea c’è una signora molto determinata, Yaeli Rokach, che è la direttrice del centro servizi per i non vedenti di Ramat Gan, cittadina della cintura telavivi: «Da anni mi occupo dei loro problemi – racconta -. Ma finora, abbiamo offerto assistenza, aiuto. Volevo coinvolgere tutti in qualcosa di creativo. Un giorno, ho scoperto che la macchina da presa, la viedocamera è uno strumento molto amato da chi non vede. C’è chi lo usa regolarmente, con una manualità e una tecnica sorprendenti. Allora m’è venuto in mente che valesse la pena tentare con questo progetto». Yaeli ha chiesto il sostegno d’una scuola di comunicazione israeliana, la “Reia”, e ha trovato entusiasmo in Sami Khalil, il vicedirettore: «Chiunque senta parlare di ciechi che fanno un film – spiega lui - non capisce di che si parli. Anch’io, quando Yaeli m’ha accennato all’idea, ero scettico. Invece, ho imparato con loro nuovi sistemi per lavorare. E come girare al meglio questo film»." (...)
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Nell'immagine la copertina del National Geographic con un esemplare raro di "Pazientaria Geniazza", una bestia innocua e indispensabile per il giusto equilibrio ecosistemico, purtroppo in via d'estinzione nei territori italici, ove se ne pratica ancora la caccia da parte di potenti comunità tribali adoranti Aurus. La "Pazientaria Geniazza" predilige territori hi-tech dominati da intelligenze adoranti Auras.

8 commenti:

  1. L'Italia: il paese dell'ipocrisia, della bella facciata, della mentalità obsoleta.
    Paese dove regna l'accidia!

    Penso che il tuo sia un gran bel progetto. Offre la possibilità di ascoltare l'altro e di .
    Buon lavoro :)

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  2. Ciao Laura,appena ho letto il post che cogito ti ha dedicato sono rimasto molto colpito e ho provato una grandissima ammirazione per te, e per la forza con la quale hai reagito all'incidente e alla tua nuova condizione di disabilità. Anche io sono disabile,soffro di distrofia muscolare,una malattia che distrugge i muscoli e provoca paralisi progressiva. So benissimo come la gente tratta noi disabili,specie in un paese arretrato come l'Italia. La gente preferisce relegarci in un angoletto come un cesto di giocattoli rotti,e far finta di non vederci perchè molte persone hanno(stupidamente)paura di confrontarsi con la diversità. E' assurdo che da noi progetti come i tuoi vengano così sottovalutati e ignorati. Dobbiamo fare ancora molta strada noi italiani prima di poterci considerare veramente moderni. Un abbraccio e un grande in bocca al lupo per le tue battaglie!

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  3. @ paola: condivido, anche sul bel progetto, peccato che io debba lottare per fare cose che altrove finanziano perché ne colgono l'importanza, e qui trovano "strane"..
    @ lato buio: più che paura di confrontarsi con la diversità hanno paura di confrontarsi con la disabilità, una cosa più comune a tutti, in un modo o nell'altro, così comune che fa più comodo rimanere convinti che esistano differenze nelle diversità.
    preso atto di questo ho ebbi l'idea di lanciare "ibernauta project" proprio per dimostrare la differenza di qualità tra un fonico cieco e un vedente, tra un fotografo sordo e un udente.
    ci stiamo provando.. dipende anche da quanti disabili sensoriali saranno interssati a volersi esprimere in questa cosa, spero siamo molti.
    ciao, grazie

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  4. Cara Laura ti auguro con tutto il cuore che i tuoi desideri, le tue aspirazioni si realizzino quanto prima. Hai molto di più di quanto basta per riuscire. Anche se nella nostra Italia contano molto di più un paia di tette che il talento. Ma dato che tu (con il dovuto rispetto....)possiedi anche quelle, prima o poi dovresti farcela.

    Abbraccio.
    Marco

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  5. spero più prima che poi, ma spero anche di trovare qualcuno che sia al passo coi tempi come me, come avanza il pianeta e non come si ferma tutto in questa nazione (manca internet, mancano le strade, manca l'istruzione, non c'è una civiltà ma solo un ammucchiamento di clan obsoleti buoni solo a mandare indietro le lancette e la data dell'orologio).
    tutto è strano qui se esci dalla scatola, se mi avessero dato poche migliaia di euro avrei fatto una bellissima cosa, come stanno facendo ad israele, e forse avremmo fatto pure meglio datosi che saremmo stati insieme tra ciechi e sordi, con altri artisti normo, senza emarginare nessuno, questo è il mio obiettivo con il film che stiamo preparando (con sacrifici disumani però).
    le mie tette non sono bastate comunque marco, almeno finora, spero di incontrare la persona che produce un po' di cultura anziché mignotte (che pullulano in questo ambiente.. mica so come la pazientaria geniazza :))

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  6. io ti ammiro molto Laura.
    Per tutto quello che fai e per i tuoi obiettivi.
    Quello che manca qui è la capacità ,che tu hai, di non mettere limiti alle persone solo perchè non sono "normali".
    Il disabili è incapace, questo è quello che per la maggiore si pensa, quindi fa strano che una donna cieca voglia fare un film, che un bambino con tetraparesi voglia partecipare alla campestre della scuola.
    Meno male che ci sono persone come te.. forse a forza di sentire cose "strane".. strane non lo saranno più.

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  7. io per prima sono strana qui, ho fondato una onlus online, figurati che casino che ho portato nelle sedi nei centri storici di grandi città e in mezzo a tante poltrone in pelle disabile! figurati quando propongo il concerto per sordi o una vacanza hard per ciechi (che stiamo preparando, una cosa unica e mai fatta prima, tanto per cambiare così come i primi due concerti per sordi in europa, fatto tutto da soli): è strano, troppo strano qui in italia fare questo, non si può rompere la catena che lega le varie associazioni e proprie politiche, bisogna stare tutti insieme nella giornata del disabile, se poi ogni anno le cose sono peggiorate questo non conta, ciò che conta è il numero.
    io coi numeri ho un rapporto del tutto personale, perciò i numeri che mi interessano sono quanti siamo ad essere ciechi e quanti sordi? quante sono le cose che abbiamo rispetto a ciò che ci manca? quanto siamo discriminati noi sensoriali rispetto agli altri disabili, figuriamoci rispetto ai normo? cifre.. i numeri che conto io sono questi, che poi se ben sistemati portano pure un casino di soldi da poter investire in cose utili, ad esempio un bel film e una bella commedia, invece.. la giornata del disabile ancora tira in questa nazione così arretrata e medioevale mentalmente parlando, perciò non si finanzia un progetto che apre porte ai disabili sensoriali, ma quello che le tiene chiuse.
    speriamo cambi qualcosa, grazie nina dell'incoraggiamento

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  8. Siamo tutti disabili sensoriali. Per molti questa affermazione potrebbe sembrare un luogo comune, una delle tante affermazioni retoriche. Ma me ne frego sinceramente. É ciò che penso. Ogni giorno di più. Sperimentare il "piacere" di "sentire", "percepire" con l'anima più che con i sensi è ineguagliabile. Facile da scrivere - potrebbe dire qualcuno - per uno che ha la vista e l'udito. Si, risponderei io, facile da dirsi, facile come tante altre cose che si dicono. La differenza sta dentro noi, in un posto che in pochi possono vedere e sentire, oltre noi stessi. Ma anche se fosse visibile o "percepibile" solo a poche persone, vale la pena di "dirlo". Col passare del tempo, ricerco un nuovo senso alla mia disabilità sensoriale, quella che ha escluso in modo inconsapevole per troppo tempo la possibilità di guardare al di là degli occhi e percepire al di la dei sensi. E in questo cammino troverò persone che mi aiuteranno a "comprendere" e altre che mi prenderanno per pazzo. Non importa ciò che troverò lungo il cammino, ma conta ciò che troverò alla fine del cammino. Inciampando, cadendo, mettendomi in discussione, mettendo in discussione ciò che il giorno prima mi sembra così tangibile e vero, rialzandomi il giorno dopo e ritrovando la strada. Coltivando nuove onde vibrazionali che accompagnino i miei passi.
    Tu non mollerai, e vedrai ancora tanto. Ne sono certo.
    Comunque, giuro, non ho preso sostanze allucinogene, tutto ciò che ho scritto è frutto della mia mente e anche di altro.
    Sono stato spiegato?
    Un abbraccio, che vale più di un caro saluto.
    Serena notte Laura

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