PACHAMAMA E ANTARES

Pachamama
C'è un raccolto di grandi cervelli con cuori grandi? Tra queste persone straordinarie che se ne stanno andando via da qui (Franca Rame e Margherita Hack ad esempio), c'è anche mia madre: è partita anche lei per quel viaggio la prima settimana di questo mese, lasciandomi tra le mani, e dentro, la sua bellezza, il suo amore e la sua energia. Mia madre era un genio, in tutto, e quando se ne va una mamma che è stata davvero tutto, il vuoto intorno è inenarrabile. Se n'è andata una delle ultime vere monticiane, tra le più belle, intelligenti e simpatiche donne di Roma. Come una dea Inca si faceva chiamare Pachamama, il vero nome è Cipriana, Cipri sui suoi quadri e per gli amici, ma scherzava sempre e per noi era normale leggere suoi sms firmati Pacha, com'era normale quando ci portava a guardare le stelle, spiegandocele e facendoci entrare dalla porta principale nell'intero Universo, mentre altre madri dell'epoca si preoccupavano solo del corredo e della verginità per le proprie figlie, (mamma era spesso criticata per questo suo anticonformismo). Tre figlie femmine e cinque nipoti: decisamente tutti disperati e sconvolti,  non ci aspettavamo che se ne andasse a 73 anni. Mi manca molto, cerco di non avere momenti senza far niente, ho ripreso in mano il lavoro di una onlus che lei mi spinse a fondare e di cui era orgogliosa, ma soprattutto sto "bene" se mi dedico all'arte.
Sto facendo una scultura, su tufo, e sta venendo fuori una divinità Inca, è Pachamama: non modello ma tiro fuori dalla pietra un'immagine che è solo nella mia testa, non posso fare disegno, né posso vedere un'immagine del soggetto, posso solo seguire ciò che arriva da qualche mondo sconosciuto, uno di questi è la mia memoria.
"Brava, fa bene essere creativi in certi momenti", m'ha detto qualcuno, ma io non creo: ad ogni colpo sullo scalpello incido il mio dolore, ogni pezzo di pietra che rimuovo è un lembo di morte e di buio che tolgo via, ogni forma ottenuta colpendo il dolore e cercando la luce, sono la vita che torna.
Non modello la vita, non si può disegnare la luce: la vita si cerca in una massa anonima e informe, la si tira fuori a colpi duri con le proprie  mani, la si sente vibrare in quella massa informe, un mondo che non c'è e dove si può rimanere intrappolati senza tempo: si deve solo aiutarla ad uscire, a tornare.
Non voglio con questo dire che sto cercando di far tornare mia madre. Di sicuro mi manca davvero troppo e forse la cerco in una antica divinità a lei tanto cara, di cui conservo una memoria visiva da ex vedente, e di cui ora tocco le forme entrando in altre dimensioni sensoriali? Forse.., è presto per dire qualcosa: ho una voragine aperta nell'addome, da quando ci è stato comunicato a noi figlie, quella mattina del 7, ho sentito lacerarsi qualcosa, è una voragine rimasta aperta come un buco nero che porta nel vuoto assoluto. Forse succede quando si rimane senza genitori? O quando una madre, amatissima e stimatissima da tutti, ti saluta e se ne va col passaggio di una stella che lei diceva ospitasse papà? La stella è Antares, anche nome di svariati cani di famiglia, poi ha cresciuto 3 figlie e 5 nipoti tra Antares, Pachamama e qui, è difficile non fermarsi al fatto che se n'è andata proprio col passaggio di quella stella.

Ascolto il brano di un artista caro a mia madre: Manu Chao, la cui musica me la riporta qui per pochi minuti,
nel frattempo, con un ritmo scandito da altre galassie, rianimo Pachamama.  

8 commenti:

  1. Mi dispiace cara Laura, non so cosa altro dirti. Un abbraccio.

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    1. c'è poco da dire antonio, grazie di cuore, un abbraccio anche a te, laura

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  2. Cara Laura, so di cosa parli riguardo a tua madre, perchè anche io penso di aver avuto una madre speciale ..... lo stesso vale per mio padre. L'arte quando è genuina, ti apre molte porte. Porte che puoi vedere solo tu.
    Sei stata fortunata ad avere una madre come la tua. Peccato che non ho mai visto un suo quadro, ma a questo si può sempre rimediare. Per me, vedere un suo quadre è come vedere i colori della sua anima.
    Quella scultura per come sento io, è un inno al dolore, al dolore per la grande perdita. E quel vuoto di cui parli, so che si colmerà solo quando le anime si ricongiungeranno.
    Ti lascio un tenero abbraccio.
    Marco

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    1. caro marco, forse la mia scultura è anche è anche un tributo alla maternità, alla femminilità, alla donna, perché la perdita di una madre ti fa vivere in una moviola straziante ogni attimo della tua vita, dal limbo dell'utero di tua madre ad oggi, un inno a mia madre come figura amata e stimata da tutti, come genio e come donna in primis: mi ha insegnato tanto.
      i suoi colori sono tutti brillanti, come me non amava molto le mezze tinte o i colori pastello, ma non sono mai stata una pittrice, meglio che chieda a mia sorella che è pittrice pure lei come mamma, e poi ti dirò, se stai a roma puoi anche passare a trovarmi una volta o ti invierò per mail qualcosa da vedere.
      si, comincio a capire che il vuoto non si colmerà facilmente, faccio finta di non capirlo (e non è da me!) faccio la forte e la razionale, ma mi manca troppo ed ho le mani tritate da uno scalpello e la pietra..
      un abbraccio anche a te marco, grazie, laura

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Cara Laura, per esperienza personale posso dirti che l’arte in tutte le sue forme oltre ad essere
    Un momento creativo, è anche una formidabile terapia che aiuta a fronteggiare quanto di peggio possa riversarci addosso la vita.
    Riguardo a passare a trovarti lo farò con grande piacere, nel frattempo se vuoi, puoi inviare delle mail.

    La scultura che stai facendo, ti consiglio di usare i guanti, altrimenti le mani si copriranno di piccole ferite, oltre a rovinarti la pelle.
    Abbracci.
    Marco

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  5. marco ma se metto i guanti non "vedo" niente! uso ogni tanto i guanti che si usano per fare pesi, quelli imbottiti ma senza dita, così non mi vengono le vesciche sui palmi per lo scalpello, ma le dita sono polpettine ormai e non posso fare altrimenti, è con loro che vedo da 10 anni.
    non ho disegno, a parte nella mia testa, e vado avanti con le mani su una forma che prende un po' di vita ad ogni colpo: si forse è anche creatività, ma credo soprattutto una "terapia del dolore".
    a presto allora, laura

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  6. Cara Laura, ti invio un abbraccio.
    Ho perso mia madre che avevo 12 anni; ma forse questo momento accade sempre presto, inaspettatamente, c'era sempre qualcosa che si poteva dire o imparare.

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