CON GLI OCCHI MIEI

Laura Raffaeli vedente
Chi c'è dietro l'immagine? C'è la persona o il personaggio? Anche se ci fosse la prima, tutti vogliono e cercano solo il secondo. E' sicuramente più facile da gestire, la persona richiede troppe capacità tipiche degli umani autentici. Dietro ogni mia immagine, oltre al lavoro che svolgo, c'è soprattutto questo che segue.
Un modellino o una descrizione da trasferire alla mia Meta-Visione, solo mezzi pubblici e mai più auto e moto, la vita sonora ovattata e quella materiale invisibile ma in 3D, un cane onnipresente da cui dipendo, la mia memoria visiva, che proteggo come il Santo Graal ed esercito come un'astronauta su Iss, un bastone bianco, un computer e un iphone senza i quali vivrei nel Mondo di Quark, le voci e le emozioni degli altri, tante discriminazioni, umiliazioni e tanta pazienza, gli affetti e le cose reali, ma anche tante bugie e descrizioni irreali: forse qualcos'altro, ma questa è la mia vita. Non posso accettarla per intero, ovviamente, no? Mi sono adattata, cerco di convivere con tutto questo, non torno mai indietro, e vado avanti: forse a qualcuno potrà interessare sapere come si vive dopo aver perso la vista in Italia, e in questo blog trova di tutto, perché succede di tutto!
Chi non ce l'ha, la vista, ha bisogno di chi reagisce, non di chi subisce o, peggio ancora, si vende ai vedenti corrotti per la propria personale autonomia. Per questo è importante reagire quando si perde la vista, non è solo per noi, che cambiamo dimensione, catapultati da Terra nello spazio profondo, è anche per gli altri come noi, quindi mai subire, almeno io, ma anche altri ex vedenti, finora sono riuscita a farlo, e reagendo nel modo migliore, perché ho fondato una onlus che informa e aiuta, o comunque avrei lavorato per una cosa simile, anziché subire la cecità, o la disabilità in generale. In Italia vogliono il contrario: psicofarmaci, sedativi, buio e silenzio, attese e raccomandazioni per un ausilio, spesso manco segnalato per non fartelo avere, e questo avrei dovuto fare? Menomale che sono una bestia, e nel dna ho geni da Titana Ribelle, sennò.. Avrei avuto solo un'altra vita, ma non questa, che per quanto disastrosa e complicata sia, è vita, e sono viva, lucida e presente. Almeno finora è così, ma ne approfitto oggi anche per lasciare scritto qualcosa.
Qualcuno mi conosce? Davvero in così tanti siete convinti che io sia quella donna che vedete? Non mi toccate, non potete sapere chi sono! Prendete tutti troppe distanze, per potervi permettere di parlare di me. Quando tocco qualcosa, ormai in automatico il mio cervello da ex vedente mi regala la "metavisione" di ciò che sto toccando: mi basta sfiorare per percepire una quantità enorme di informazioni, inimmaginabili quando si vede e non se ne ha bisogno. Ma credo che tutti abbiamo queste capacità, basta esercitarsi e si sopravvive anche in una dimensione che non ci appartiene: dipende però ad esempio da quanto riusciamo a stare in apnea! Perché da quando ho perso la vista sto così: è come se vivessi in apnea perenne, e il desiderio di riprendere fiato è sempre più forte, nonostante passino gli anni. Ed io che pensavo il contrario: "con gli anni mi abituerò", invece è il contrario.  Ma si può sopravvivere. Le domande solite sono: "Quando si perde la vista, si supera? Ci si adatta e ci si accetta come ciechi? Si cambia o si rimane come si era prima dentro?..". Chissà in quanti vedenti se lo saranno chiesto, ma non lo hanno mai chiesto a me, purtroppo per tutti. Quindi, non so per altre persone o altre disabilità, ma per me è no, non si supera, non ci si accetta e si cambia molto dentro, però ci si può adattare, trattenendo il fiato per non perdere un nano secondo di concentrazione, se si vuole rimanere collegati a quella che tutti chiamano realtà, a volte anche "normalità". Tanta concentrazione, cosa quest'ultima di cui non pensavo essere così dotata, visto che è invisibile, impalpabile, impercettibile, ma esiste: io sto concentrata anche quando dormo, per evitare di sognare di nuovo l'incidente, il giorno della diagnosi, o quello di un uomo-mostro addosso a me, figuriamoci quando sto sveglia! Eppure, nonostante questa mia altissima e aliena concentrazione, che mi permette di fare tante cose ancora, non mi permette di vedere con gli occhi, come vedevo prima e come vedono gli altri intorno. Di conseguenza vivo "diversamente" da prima e dagli altri, che siccome vedono possono fare molte cose che ormai mi sono proibite, quindi una vita completamente diversa, sia la mia che quella degli altri. E' già diversità. Pur non volendo il buio mi ci costringe, anche se chi mi vede non immagina nemmeno cosa mi stia succedendo dentro, magari mentre scendo le scale, o mentre scrivo al pc, o cerco di intercettare parole intere in una conversazione, visto che sono anche abbastanza sorda. A proposito: quando lo dico c'è sempre chi ride, non so perché, ma la risata c'è sempre! Ma che c'è da ridere, se una donna ti dice che un demente a retromarcia l'ha resa cieca, e mezza sorda, per sempre? Eppure ridono tutti! Qualcuno può dirmi il perché? Se scandisco ancora bene le parole, mentre parlo, è grazie alla sintesi vocale, che ascolto praticamente sempre, perché tutto è diventato vocale per me, tutte voci sintetiche che mi guidano nel buio, ma mi aiutano a mantenere una buona dizione di italiano, nonostante abbia sempre più difficoltà a sentirlo. Sia col mio scarso udito, sia per come ormai parlano tutti, cioè parlano quasi tutti il "coatto".
Vite diverse, varie disabilità, tutto comunque può essere vissuto in armonia, se solo si creassero collegamenti, anziché barriere, che si continuano ad innalzare nonostante si parli del loro abbattimento. Ridono perché sono anche sorda? Esseri sordi o ciechi non vuol dire essere rincoglioniti. E io non rido poi così tanto, quando non posso fare una cosa per colpa dell'inaccessibilità, o dell'ignoranza e dei pregiudizi, purtroppo così presenti in questa nazione. Una nazione che non sa manco come legge un cieco, che chiama non udente chi è sordo per poi ridergli in faccia se parla strano, che parcheggia sui passaggi pedonali o sul posto disabili "per un attimo", e tanto altro di bestiale e degradante.
Degrado: arriva forte dentro me da fuori, lo sento e sta quasi cancellando quella mia tristezza, dovuta alla decadenza che in molti siamo stati costretti a vivere e tuttora viviamo in Italia. La decadenza mi intristisce, ma ormai è diventata degrado, e mi viene voglia di scappare via da questo posto strano dove regna la menzogna e il ladro, quasi una nazione di posseduti dal demonio, per chi ci crede, non si può dire il contrario visti i fatti quotidiani di corruzione e di criminalità in generale, ma anche di omertà e sudditanza. Dispiace sentir dire invece che nessuno investe da noi perché c'è l'articolo 18, forse una delle poche cose che dovremmo tenerci strette: ma la corruzione si sta rubando pure questo, con la complicità però di tanti italiani, in primis quelli che dicono "io non mi interesso di politica..", così tanti che ormai fanno un partito sì, ma nelle mani di qualcuno che tanto buono non è, visti i fatti. E tutto questo vissuto come sono oggi, è davvero impressionante.
TOC TOC: Ma c'è ancora qualcuno di umano? Pare di si: ho ricevuto con corriere un regalo per il recente compleanno, inviato da chi ha del genio da vendere, perché ha capito una cosa, banale per molti, ma così importante per come sono oggi. Mi ha mandato il modellino di un'isola, che per me ha un signifcato particolare.
Dopo l'incidente, e dopo aver perso la vista, persi anche tutto il resto, e lasciai Roma, costretta dalle mie finanze, invisibili non solo a me. Come è scritto ovunque, e come dice uno spettacolo teatrale, ho vissuto per 5 anni al mare, e davanti a me c'era pure un'isola, che ho amato e rispettato, pur non ricordando minimamente la sua forma, e i suoi colori. Ci ero passata una volta da vedente, circa a metà degli anni 90, in barca con un mio amico, quindi nell'altra vita, e ricordo un mezzo paradiso terrestre, per questo poi ci tornai ad abitare, più che altro ci tornai per rinascere, e ci sono riuscita proprio grazie a quel mare e a quell'isola. Il tempo aveva cambiato molto quel posto, era meno immacolato di quando riuscii a vederlo con i miei occhi normali, ma l'isola era sempre lì, e non doveva dirmelo nessuno, perché si sente camminando sulla riva, o sul lungomare. Ogni giorno ci sono passata, per 5 anni quotidianamente ci sono passata su e giù davanti, senza però mai arrivarci. Che forma ha? Ogni vedente del posto ha detto la sua, da ciò si evince che ognuno vede a modo suo, ammesso che veda come dice di fare, ma noi disabili visivi sappiamo bene che spesso, proprio chi si dichiara vedente è più cieco di noi, perché la vita gli passa davanti e non ne conoscono un solo particolare, se non quelli chiusi nel loro microcosmo. Ecco, esistono i finti ciechi: sono quelli che, come me, pur avendo il buio davanti, vedono oltre. Così come esistono i finti vedenti, quelli che combinano casini soprattutto a noi disabili, e sorge spontanea una domanda: ma chi li punisce tutti i vedenti che, pur avendo gli occhi, sbagliano tutto? Vedere? Come lo fate in tanti, manco quando mi funzionava tutto lo avrei fatto! Ammiro invece i vedenti che mi chiedono, che vogliono conoscere la cecità per creare un ponte e collegarsi, per abbattere le barriere che al momento esistono tra noi, quelli che pensano ed elaborano un'immagine non solo con le apparenze, ma scendono negli abissi bui e si calano nella parte, così capiscono che mi basta toccare, o ascoltare una descrizione, per essere com'ero prima.
Corruzione e degrado vanno di pari passo, vorrei scappare su quell'isola, ora che ho un modellino ci faccio un meta-salto, queste sono le "bellezze" di chi non ha immagini, si ridiventa quasi puri, quasi fossero davvero le immagini a guastare tutto. E ce n'è invece su questo pianeta, e in questa nazione in particolare, da salvare. Me compresa.
Ho immaginato come nessun'altra cosa quell'isola, e l'ho desiderata come non mi era mai successo con nient'altro: l'ho sempre sentita molto familiare quella massa terrestre di cui oggi è visibile solo la parte più alta della sua intera superficie. Nessuno però, in 5 anni, mi ci ha mai portata, per un motivo o per l'altro non sono mai riuscita a salirci sopra, per capire la sua forma e trasferirla alla metavisione. E da sola, anche se sono una temeraria, nelle mie condizioni era impossibile andarci. Finalmente so che forma ha l'Isola Dino, grazie alla cara e geniale amica Nunzia!
Ecco, non so se è chiaro chi sono oggi, cosa mi serve e cosa no: la mia autonomia e la mia dignità sono intoccabili, ma anche se non sembra a molti, sto al buio, i suoni sono rumori, non sono bionica, né tantomeno di titanio, sia nel corpo che nel cuore, mentre nella mente pare che si sia azionato il pilota automatico di un'aliena, che ha bisogno di toccare per capire, e di voci alte e decise, che scandiscano bene le parole. In fondo dovrebbe essere così con tutti, non solo con noi disabili sensoriali, no? NO! Ma non m'importa, perché in questo allucinante e metafisico percorso a cui sono costretta mio malgrado, sto imparando tanto, e ripenso a me come nuova cieca, priva di informazioni e di sostegno, nonostante avessi la vista in un incidente, manco provocato da me, e non una rapina.
Quell'isola tra le mie mani ha scatenato un mondo di percezioni, provate in quegli anni lì davanti, giornate sulla spiaggia lì seduta o a camminare col cane, come Penelope ad aspettare quel famoso giorno in cui avrei potuto toccare quell'isola, che ho sentito per anni come me. Immacolata nonostante le ferite inferte, contesa e allo stesso tempo.. abbandonata e umiliata.
Ho scritto maree ed oceani grazie a quell'isola, chissà adesso, che è qui tra le mie mani e che posso immaginare di poterci camminare sopra, che uscirà fuori? Questo post, il resto ho già scritto tutto prima, come sempre. Mia madre lo diceva che faccio le cose troppo prima, ma aveva capito pure che non dipende da me, perché me ne accorgo dopo. Infatti era l'unica che mi capiva davvero, e mi sono resa conto solo toccando, in questi giorni di compleanno, in cui si pensa molto: com'era quel posto davanti a me, di quanto basti poco per farmi felice, di come sia vera un'amicizia, di quanto sia bella quell'isola, che mi manca molto, perché lì non avevo rumori, ma suoni, naturali. I suoni del vento, del mare e dei gabbiani adesso sono tornati ad essere quelli di una metropolitana, delle ambulanze e degli elicotteri: ma passare un po' di tempo nella natura, come feci io, è importantissimo per curarsi, anche se la vista la si perde con una malattia, e non di corsa come è successo a me. Sempre al buio si rimane, anche se tutti noi nuovi ciechi, siamo visti solo fuori, cioè come prima, perché i vedenti sono plagiati dall'immagine attuale, e da una memoria visiva del tutto inutile, che gli impedisce di andare oltre. Non comprendono quasi mai che, la stessa immagine di prima, è ben lontana dal suo vecchio, quanto purtroppo irripetibile, significato. E il loro non comprendere, non considerare, sono il buio peggiore anche per chi è cieco, oltre ad essere una ferita che si riapre continuamente, anziché rimarginarsi.
Forse ho scoraggiato qualche nuovo cieco? Ma è la realtà: se si vuole andare avanti, al buio bisogna solo avere cose concrete, da toccare, il resto è identico al blob dell'immaginazione, cioè una massa indefinibile di irreale, finto! Difficilmente si hanno intorno persone capaci di affrontare la diversità: sono rare, anche se esistono, di solito chi lo fa è perché è costretto, e la diversità la subisce, ma non appena se ne può liberare, non fa altro. Non è sempre così, ma quasi sempre.
Affrontare la diversità significa sentirsi diversi dall'altro, non "normali" o superiori!
Quindi reagire: e quando non si può?
Non posso reagire ad un intervento chirurgico, potrò farlo dopo se mi sveglio, ma nel caso contrario... spargetemi e non pippatemi, possibilmente proprio da quell'isola nel suo mare. Per ora mi tocco il modellino, la realtà, il mio "adattamento", le mie reazioni, ..il mio nuovo pc.. :) mentre fuori Roma mi accompagna col suo Casinum.
Che c'entra l'articolo 18 e la corruzione, il degrado e la decadenza, con la cecità? Siamo i primi a rimetterci insieme a chi è sordo, poi a chi sta in carrozzina, e via dicendo con le varie disabilità, fino ai normodotati, che solo allora vedono, sentono e camminano!
Affrontare la cecità si può fare, anche se non ci si nasce, ci sono riuscita anch'io, spero di essere di conforto in questo. Sono i vedenti che hanno paura, perché il buio fa per natura paura, è così dal nostro dna, sta a noi quindi far sapere chi siamo, se vogliamo essere tra tutti, e non in un recinto, dove ci hanno messo, sia mentalmente che fisicamente. Fuori dal recinto siamo parecchi, ma non immaginereste mai quanti invece vi sono dentro! La cecità si affronta, anche se non si accetta, anche se ci fa schifo, e si cerca di adeguarsi, di imparare, di esercitarsi: solo con esercizi disumani si può tornare ad essere un po' come prima, perché gli ausili non bastano. Non esiste ausilio che tira fuori gli occhi dell'Oltre, ma ce li abbiamo tutti: diciamo che basterebbe sapere, per averli anche da vedenti, io invece non sapevo niente e l'ho dovuto capire da sola, e ne avrei avuto bisogno con quello che poi mi è successo. Questo per dire che a volte non ci si può tirare indietro solo con la scusa "non so niente di disabilità": il rospo non ha la coda perché non la chiese.
Gli italiani stanno tutti senza coda, e non hanno il coraggio di farsela ridare, visto che gliel'hanno rubata da tempo, dopo che erano riusciti a farsela dare da vari re, papi e dittatori! Addormentati tutti quindi come sono, presi così dai loro casini, come si può pretendere che capiscano pure la disabilità, o la diversità, in piena disinformazione mediatica? Forse questa la si capisce meglio, infatti la parola "diversità" ormai è sinonimo di omosessualità, ma io anche se non sono lesbica sono diversa lo stesso, com'è? Marchi a pelle, ogni politico mette il suo: diversamente abile, non vedente, non udente, altrimenti invalido, ecc.! In questo mare di parole viviamo noi disabili italiani, senza poter toccare nulla di concreto: ed è un problema già per chi vede.
Non posso toccare tutto e tutti, per questo qualcuno vi ha dato la voce: comunicate, non limitatevi a una chat, o un commento di due righe su Facebook. Voi che vedete e scrivete, evitate i copia/incolla sterili. Prima di scrivere un articolo che ci riguarda, magari fatevi un giro, invece di usare solo il mouse destro! Noi ciechi, noi disabili in generale, siamo diversi, ma perché lo siamo sul serio, e siamo quasi tutti in rete, ben disposti a dare ogni informazione che possa migliorarci la vita: bisogna informarsi anche con gli occhi, non solo col mouse o il cellulare. C'è un mondo affascinante, sommerso e ricco di splendori, come l'isola, tutto da scoprire, ricco di realtà da toccare e di risorse concrete. Fa un po' di paura all'inizio, ma solo perché è una dimensione sconosciuta, poi è più facile per i vedenti accettare, conviverci, affrontare, ecc., di sicuro molto più facile per chi ha perso la vista, quindi datevi da fare, se davvero pensate di essere "brave persone". Le brave persone non aspettano che io riacquisti la vista, per potermi trattare come un essere umano. A Roma diciamo: "Allora magno!". Ho scritto parecchio, un po'per tutti, me compresa, ma: "Porella è cieca!", oppure "Ammazza, è pure sorda!",  o meglio ancora "La porti tu, o la porto io?", forse non lo dirà più nessuno, guardando la mia immagine su un sito web, per strada o ovunque io possa essere presente, sia fisicamente che virtualmente.

Pubblico una foto inedita, di quando lavoravo ed ero vedente, perché ci sono gli occhi aperti: ecco sotto gli occhiali scuri che porto da 12 anni quella roba non c'è più!


Sono e siamo persone, tutti noi disabili, va messo un punto su questa parola, basta con altri vocaboli in politicamente corretto che fanno solo caos e tutti privi della parola "persona".  Copiate e incollateve questo, ve lo concedo per la causa :) .
P.s.: guardate che .. il film lo sto già facendo io, inutile che venite qui a mietere senza lavorare, qui si legge, ci si incazza per ciò che scrivo quasi sempre senza rileggere, visto che non è tanto accessibile blogger, si piange, si ride, e si capisce la realtà, almeno la mia e quella di tanti altri italiani. Scrivo per anticipare, qualcosa già pronta, e vissuta personalmente, io arrivo sempre prima, perciò è inutile che ve sbrigate a copià, semmai visto che avete letto, aprite gli occhi, e vedrete pure noi disabili sensoriali!! Non riderete più se una ragazza parla male, o se un ragazzo cammina come un robot: rideremo noi sensoriali se non lo capite... perché in un modo o in un altro, ve lo farò capire, anche se scappate ..o fate finta che siamo "normali"! Se sono così "normale" fammi guidare la tua macchina, no?? Ciao!

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