ROMA MANTRA LUPANAR (Holiday on Guano)

Roma che brucia (foto Raffaeli)
Era il 6 gennaio del 2007 quando lasciai Roma per trasferirmi in un'altra regione, dove rimasi per 5 anni spiaggiata, in tutti i sensi visto che li passai da eremita, in esilio su una spiaggia, mozzafiato si, ma sempre solo una spiaggia era. Troppo solo spiaggia per chi è nata nell'ombelico del mondo, ha perso la vista da adulta ed ha memorizzato uno splendido mondo d'arte, popolato da milioni di persone di ogni razza e civiltà, decisamente un mondo unico su Terra. O almeno era pressappoco così quando lasciai Roma. Sono ritornata col cambio del sindaco, Alemanno se ne va e lascia il posto ad un medico che, come molti colleghi suoi, sbaglia diagnosi e terapia, pur percependo parcelle da capogiro, lui e l'equipe naturalmente. Alemanno gli lascia solo briciole di Roma, ed anche se non è stato l'unico a mangiarsi la torta, è di sicuro quello che ha spazzato via anche quelle poche candeline rimaste,  lasciando solo il piatto, che piange. Il medico Marino ha "sanificato" il piatto, e adesso non ci sono più nemmeno le briciole, solo un piatto sporco che nessuno osa pulire, per non infettarsi. Quando tornai ricordo la puzza di Roma, puzza che ancora c'è e pure aumentata: perché ogni profumo è svanito nel nulla? Dove sono finiti quei vortici di essenze che provavo passando davanti a una profumeria? Non ci sono più profumerie, forse ha resistito qualcuna di quelle storiche al centro, forse nemmeno più italiana probabilmente, visto che molti sono i negozi famosi con nome italiano e proprietari stranieri. E l'odore intenso del caffè tostato nelle torrefazioni? Svanito nel nulla pure quello, sostituito oggi da odori di cappuccini serali, preparati con latte a lunga scadenza per americani tirchi e prevenuti, un odore misto all'olezzo di enormi bar, bisteccherie, cineserie e giapponeserie, fast food e paninerie, sempre affollati, mai puliti e, come per le profumerie, spesso non italiani, e comunque raramente con proprietari romani.
Gli unici odori che sento ormai a Roma sono gli stessi che sentivo da bambina, quando di pomeriggio mi portavano al cambio della guardia del Quirinale, dietro casa, ma non c'è più la musica, sono solo odori di caserma, mitra e divise, misto all'adrenalina che sprigionano ogni volta che entro in una stazione della metro: vengo notata subito nel gregge, molti si avvicinano ma sento la loro titubanza, forse penseranno che il mio cane sia imbottito di tritolo? Oppure che il mio bastone sia un kalashnikov mascherato? Ovviamente mi distinguo per il cane in divisa, per il bastone e perché ci vuole coraggio adesso a prendere la metro a Roma, e non per il rischio attentati, ma per i disservizi, gli stessi in superficie con gli autobus. C'è stata per settimane un'imbottita di piombo su Roma, certo non pioveva mai e tutti i fumi sono rimasti ad intossicarci meglio, eppure nonostante Roma sia una città dove manca tutto tranne che l'acqua, nessuno ha pensato di bagnare un po' le strade e i tombini da cui uscivano liquami fumanti, o di annaffiare qualche albero di notte, troppa spesa, meglio finire la maxi nuvola di Fuffa. Risultato: holiday on guano e tutti con cortisone per respirare, cani compresi.
Ormai gli unici profumi che sento sono quelli delle escort che, scese da qualche auto blu, entrano claudicanti su tacchi altissimi in un hotel. Oppure quelli degli anziani che le seguono. Non c'è più nemmeno l'odore di bambini vicino le scuole o gli asili, ma solo un pungente odore di finto igienizzante, di quelli economici probabilmente contraffatti in Cina con finto marchio italiano, come del resto molto altro del nostro Made in Italy. E pensare che il marchio Made in Italy è tra i tre marchi più famosi al mondo, invece da tempo tra CocaCola e Visa c'è un marchio che non ci appartiene più.
Su quella spiaggia mi sentivo senza un pezzo di me, oggi mi rendo conto che quel pezzo di me, che è Roma mia, è solo un ricordo, che forse avrei potuto continuare a vivere con meno difficoltà, e più Amore. Oggi mi manca Roma, e mi localizzo mentalmente su quella spiaggia, immagino i profumi di gelsi in fiore e del mare, i suoni dell'acqua e della terra. Mi manca molto quella spiaggia, quei profumi intensi mai più sentiti qui nella mia città, mi manca quella tranquillità, quei suoni naturali, il poter toccare il suolo con le mani. Lì se lo facevo affondavo le mani nella sabbia, sull'erba, tra i ciotoli del fiume, qui mi immergerei nella merda che più merda non c'è, manco nei bassifondi di Bombay.
Roma è solo un enorme lupanare vintage, dove i profumi delle donne sono stati sostituiti da quelli di uomini potenti e amici di questi, e da quelli di minorenni lavati e preparati a dovere per la gioia di chi ci guadagna sopra.
Noi romani, quei pochi rimasti qui, come un mantra  ripetiamo a noi stessi: Roma non deve morire.
A proposito di morire: appello ai pellegrini e turisti per Roma! Vi prego lavateve, nun ve fate la doccia solo quando tornate a casa vostra, qui tra fontane e fonti, se proprio siete stati fregati dalla pubblicità di internet, e vi siete trovati in 10mq in periferia senza luce e senz'acqua, l'acqua davvero non manca per una sciacquatina alle ascelle e una lavatina di denti, magari eviteremo di far sbandare gli autobus, quei pochi almeno che riescono ancora a circolare senza problemi.

A Roma: https://youtu.be/lIm4GhOWgFg

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