25 apr 2017

LIBERAZIONE POSTATOMICA

Abito sopra una delle università della capitale, sento i giovani che si sfogano, parlano tra loro, ma solo alcuni riescono ad essere lucidi: c'è una disperata ricerca di essere accettati, ma non credo sia dovuto all'età, piuttosto mi danno l'idea di aver subito tutti un gran rifiuto. La cosa assurda è che parlano di cose inesistenti oggi, oppure non parlano proprio, e l'unica parola che sanno pronunciare è "TIPO".
Parlando con alcune amiche, e ricordando i look passati, ad esempio gli anni 80 del secolo scorso, da me vissuti in pieno dai vent'anni ai trenta, mi sono resa conto che la mia generazione non ha lasciato un granché a queste nuove, se non forse l'ultima vera musica, forse l'ultima vera moda, di sicuro l'ultima vera umanità, quella che ancora non aveva cellulari né internet, anche se nata con la tv. Ricordo le famose "fascette post-atomiche", rigorosamente nere, intorno ai polsi: il look e la musica, e tutto il resto era "post-atomico". Quindi sembra quasi di vivere un deja-vu quando ascolto la gente, ammesso che qualcuno parli ancora a voce, e non chatti con Whatsapp o Facebook.
C'è chi, ingenuamente e considerando tutte le atomiche in postazione di lancio sparse sul pianeta, oggi si chiede: "Ma sta per scoppiare di nuovo una guerra?". Ma quando mai è finita la guerra? Non voglio proprio parlare di guerra, sono stanchissima: i mie ricordi più vivi, da quando ero piccolissima, sono immagini soprattutto di guerra in tv, e parlo di quando c'era un solo canale in bianco e nero. Arrivati i due canali arrivarono anche gli attentati degli anni di piombo inc asa nostra. Vivere in una grande città fa sentire poi più vicino il terrore di saltare in aria da un momento all'altro, e i motivi sono sempre gli stessi. Perciò mi chiedo: ma la paura, ai paurosi, arriva sempre quando è tardi? Perché adesso forse è un po' tardi per preoccuparsi, visto che l'unica preoccupazione finora è stato un posto fisso, quasi sempre per pagare a rate la mega tv per non perdersi qualche reality, in cambio del quale, i pochi fortunati che ci sono riusciti, hanno dato voti, vita, onore, dignità e sangue, distruggendo una nazione e i suoi valori.
Illusioni all'ennesima potenza da decenni, non altro. E' difficile rimanere collegati alla realtà, non tanto per la perdita della vista, quanto per un gregge sempre più vasto di cloni svuotati, capaci solo di aggregarsi su un social, dove spesso vivono, soprattuto per sfogarsi. E' così che i social sono diventati l'alternativa ad una vita vera, e questo in particolar modo tra gli adulti? Nessuno nella realtà si permetterebbe di essere tanto polemico e rompiscatole. E pensare che il problema maggiore, per le giovani generazioni, qualcuno pensa siano ancora i videogames. Lo pensa mentre giovanissimi, più adulti dei loro genitori depressi, stressati e disperati, si sono organizzati in quelle che vengono chiamate "gang", ma che hanno tutto l'aspetto e il sentore di baby-logge ormai. Chi sta fuori dalle gang, o loggette, sta in tv come fenomeno da baraccone, oppure semplicemente rimane da solo, condizione comune tra chi è giovane italiano.
Greggi di italiani che si commuovono davanti alla partita di calcio di ragazzi down, ma mai assumerebbero un ragazzo down con diploma alberghiero, ed altri che non si perdono una puntata dove i bambini vengono esibiti, e costretti a scimmiottare gli adulti. Negli anni 50, sempre del secolo scorso, quando io ancora non ero nata (quindi davvero tanto tempo fa), i bambini venivano esibiti e rovinati allo stesso modo in tv, ma almeno intorno gli adulti lo erano davvero, la tv era appena nata, si trattava di rodaggio e poi erano americani. Al tempo stesso una marea di orfani si organizzava in gruppi, pseudo famiglie a cui portare rispetto, anche se la famiglia obbligava ad una vita criminale, e non mi sembra che le cose siano tanto cambiate oggi, per questo non comprendo tanto stupore nei greggi. Ma non saranno state le parole senza fatti, ad esempio l'assenza ancora di una vera legge sul bullismo, o il ritardo con cui abbiamo mandato le donne al voto, per non dire dell'annullamento del delitto d'onore, a rendere così fragili e sprovveduti tanti italiani? Perché gli italiani li cresciamo ancora noi donne. Cosa ha risolto il movimento femminista degli anni 70? Quante Clarette Petacci abbiamo visto ancora sfilare, nonostante le femministe? Mi sento più libera a pensarla con i fatti che ho visto e vissuto, poco mi importa di ciò che pensa o scrive l'intellettuale di turno, che di vita vera ha visto solo qualche film. E credo di non essere l'unica ad essere stanchissima di sole parole, di greggi che si azzuffano o polemizzano sui social,  che si arrabbiano per il pelo sull'uovo, o che sanno chi ha vinto su un'isola di ex famosi, ma che ignorano cosa c'è dietro l'angolo. In Italia stiamo dimostrando di non sapere nemmeno chi abbiamo cresciuto, e se perdiamo la faccia anche come genitori, cosa ci rimane? Il pedofilo non è un migrante. Chi deve tornare a casa? Chi si è comprato ogni nostra azienda, antichi palazzi e città intere? O dobbiamo sperare che non ci caccino via i proprietari? Più che a casa mia, mi sento in una colonia, dove però io come italiana non sono niente, e chi non lo è e non è miliardario o mafioso, è meno di niente.
Penserei a non finire sui giornali perché un figlio adolescente ne ha ammazzato un altro per gioco. I giovanissimi vanno protetti da una pedofilia che, con molta ipocrisia e omertà anche femminile, è diventata normale e accettata tacitamente da tutti. Viva i detenuti, viene a questo punto da dire, gli unici che davanti a un pedofilo, o  un pedopornògafo (figura che sta diventando di spicco in Italia visti gli entroiti), sanno cosa fare davvero, nel caso remoto se lo ritrovi nello stesso braccio.
Secondo me saremo liberi quando i nostri figli non avranno più tanti problemi da grandi, per ciò che gli abbiamo fatto subire da piccoli, e quando un figlio maschio non si sentirà un fallito se non è diventato calciatore, o quando una figlia femmina non farà marchette con tutti, pur di rifarsi il seno a 13 anni.
Fate una prova: chiedete ai vostri figli, o nipoti, da chi siamo stati liberati oggi che è il 25 aprile. Che è la festa della Liberazione, è scritto ovunque. Pochi sapranno rispondere bene, e in quanti oggi, soprattutto qui a Roma in mezzo alle polemiche assurde, ci stiamo chiedendo: ma davvero siamo stati liberati??

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Grazie! Laura Raffaeli