LA NON VEDENZA


Gli italiani sono ossessionati dal politicamente corretto: hanno sempre paura di sbagliare quando si esprimono. Hanno così creato, soprattutto negli ultimi decenni, un glossario di parole che non esistono in nessun certificato, o modulo da riempire presso le istituzioni.
Così vengono creati "i diversamente abili", ma peggio ancora, "i non udenti" e "i non vedenti". Un numero enorme di paroline assurde, che nessuno ricorda mai nella mente, e si sforza pure per ricordarsele convinto di non sbagliare. Paroline che, lette su un articolo di giornale, o sentite in tv, Rai per prima, sono diventate più fastidiose di quelle etichette dietro al collo, che a lungo andare provocano piaghe, o ferite.
Una serie di "brand", che sollevano la coscienza di chi lucra su chi è disabile, e rendono confuso chi è più sensibile, e magari vorrebbe anche dare una mano, ma spesso non lo fa per paura di sbagliare. Veri e propri marchi, che dividono in "categorie" le varie disabilità, e badate che sono per chi viene chiamato "il", o "la", ma mai PERSONA.
C'è chi è arrivato a parlare di "non vedenza" o "non udenza", e così che l'udito e la vista, o visione, si trasformano in altro, e al tempo stesso anche la persona marchiata si trasforma: non sa più se è cieca o se è "altrimenti vedente".
Ovunque, nelle mie tonnellate di certificati, c'è scritto, risparmiandone i dettagli: "cecità assoluta" e "ipoacusia grave". Quando ho dovuto presentare alcune domande, e riempito alcuni moduli, ho dovuto scrivere "cieca assoluta", mai era prevista la parola "non vedente".
"Non vedente", è colui che non vede, mentre "Cieco" è colui che non può vedere, bella differenza no? La più grande e storica associazione per chi ha disabilità visive non si chiama "Unione dei non vedenti ecc.", forse c'è un motivo? E non è passato un secolo da quando cambiarono il loro nome, avrebbero potuto cambiare anche la parola "ciechi", e invece aggiunsero, giustamente, solo la parola "ipovedenti", cioè coloro che vedono poco, o quasi ciechi.
Sarebbe bello se si ricominciassero a rispettare le persone, innanzitutto chiamandole per ciò che sono, senza inventarsi qualcosa di ipocritamente e inutilmente riparatore. Sarebbe invece necessario che si ritornasse al vero glossario, chiamandoci persone cieche, o persone ipovedenti, o persone sorde o ipoudenti, fino alle persone disabili visive o uditive, che sono le persone disabili sensoriali.
Un sogno il mio, quello di poter leggere un articolo, o sentire uno speaker in tv, che parla di persone disabili, o di persone disabili visive, ecc.? Forse, se il gregge non si sveglia, e continua a chiamarsi da solo, come qualcuno tempo fa ci chiamò, nulla cambierà. Ricordiamoci però che chi ci chiamò "diversamente abili", o "non vedenti", cercava solo schiavi per campagne e cabine elettorali, o utenti per un fondo, che di certo mai è arrivato a noi disabili, mai avuto il piacere.
Io sono cieca, sono una donna cieca, una persona cieca: non è offensivo dirmelo, quanto invece può esserlo chiamarmi con parole che non esistono nella mia lingua, quella che mi fa chiamare tutti voi senza disabilità, persone normodotate, e mai "i normodotati".
Non è una vergogna essere disabile, mi ci è voluto un po' però dopo l'incidente: perché sono italiana purtroppo, e una delle prime cose a cui pensai fu proprio "dovrò sempre aggiungere che sono cieca per ogni documento, prima non era così". Mentre naturalmente c'era ben altro da affrontare, e da sola.
La solitudine in guerra rinforza, e quando si vince si è davvero eroi, samurai senza ombra di paura: per questo non mi vergogno a dire a quasi tutti i giornalisti che fanno pena, perché è anche colpa loro se si diffonde un certo glossario. A volte parlano meglio l'italiano le persone straniere su una metro: si sentono in telefonate fiume, metà in perfetto italiano, metà in lingue pazzesche.
A me fa molto male, come donna ex vedente, sentirmi chiamare, o marchiare, sempre con questa negazione assurda, quale "la NON vedente": vorrei vedere ma non posso, perché sono una DONNA CIECA. Mica è una parolaccia!
E' un lavorone quello di riportare un po' di italiano in questa nazione, sempre più pseudo-America, e spesso parlato alla "denghiu". Ma ci si prova, almeno per come vorrei essere chiamata io, e come dovrebbero chiamare tutte le persone disabili visive. Soprattutto spero che ci si ricordi di mettere la parola "persona" prima del resto.
Ma la "non vedenza" impera nel gregge, la vedo dura.
Una song, nell'attesa che mi si chiami persona: non so precisamente che lingua è, anche se posso immaginare, ma è strana come il politicamente corretto made in Italy: https://youtu.be/QZ4LQfTJ6ZI?list=PLqp7yXS0yo2atRmiYI0ukHTT1Oc5EHc6a


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